Il governo sembra essere deciso a mantenere la linea del rigore chiudendo a eventuali allentamenti chiesti da più parti e dalle Regioni.

Stando a quanto si apprende dall’Ansa riguardo il dpcm che interesserà l’intero periodo delle festività natalizie, il ministro Francesco Boccia, avrebbe dichiarato che è necessario evitare gli spostamenti tra le Regioni e mantenere il coprifuoco alle 22 anche a Natale e Capodanno.

Sarebbero infatti questi i due punti fermi, ribaditi durante l’incontro di oggi tra il governo e le Regioni, intorno ai quali si svilupperanno le nuove normative anti-Covid.

Stando a quanto riporta l’agenzia di stampa il divieto di muoversi tra regioni, anche gialle, dovrebbe scattare dal 19 o dal 20 dicembre. Inoltre i bar e i ristoranti chiuderanno alle 18.00 nelle zone gialle, come ora. Il nuovo dpcm potrebbe durare dal 4 dicembre fino al 10 gennaio, la domenica dopo l’Epifania.

Il commento affidato ai social media del governatore ligure Giovanni Toti è chiaro: “Se da un lato gli accessi negli ospedali calano, aumentano le file alla Caritas. E non sono file meno dolorose. I numeri parlano chiaro: la pandemia ha inasprito la crisi economica già in atto e si contano 5 milioni di nuovi poveri in Italia. Chiedere di tener conto di questo al Governo non mi pare sia cinico, mi sembra il minimo che un amministratore possa fare.”

“I 20 giorni delle feste valgono come tre mesi del fatturato annuale e vi farei leggere i messaggi e gli appelli accorati di chi ha i congiunti fuori regione. A nessuno di loro interessa il cenone con 50 persone, vogliono solo rivedere le persone che amano, una, massimo due,” prosegue Toti.

“Troppo facile giudicare per chi ha uno stipendio fisso, troppo facile criticare per chi ha tutti gli affetti nella stessa città. Vanno studiati e consentiti i ricongiungimenti tra i familiari. E non serve massimalismo nelle scelte, sia in senso “chiusurista” che “aperturista”. Servono buon senso ed equilibrio. È quello che questa mattina abbiamo chiesto al Governo per il prossimo Dpcm. È comprensibile e giusto chiudere se le condizioni del virus lo impongono, come nelle settimane passate. Meno comprensibili sono misure vessatorie se il virus consente qualche spazio di libertà in più. Arriviamo fin dove ci possiamo permettere. Dopo l’incontro, attendiamo di valutare nel dettaglio le norme del prossimo Decreto, che speriamo non circoli prima in bozza creando confusione inutile tra i cittadini. Se prevarrà la linea del timore, come sembra trapelare, pretendiamo fin da subito certezze su ristori, consistenti e immediati alle attività economiche che verranno danneggiate. La guerra deve essere contro il virus e per combatterla non possiamo alimentare un nemico altrettanto pericoloso come la povertà. L’arma più importante che abbiamo si chiama buonsenso, usiamola,” conclude.