È stata prorogata al 20 luglio la scadenza dell’avviso pubblico per presentare le proposte di partenariato pubblico-privato in relazione all’affidamento della progettazione, realizzazione e gestione dell’impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti in Liguria, come previsto dal Piano regionale vigente per garantire sostenibilità ambientale, efficienza gestionale e riduzione dei costi per cittadini e imprese.
Alla base della proroga, con decreto firmato dal direttore di Arlir, Sergio Tommasini, la particolare complessità dell’iniziativa e la necessità di consentire agli operatori economici interessati un adeguato periodo di elaborazione delle proposte progettuali e della prevalente esigenza di assicurare la massima partecipazione alla procedura, nel rispetto dei principi di concorrenza, trasparenza, parità di trattamento e buon andamento dell’azione amministrativa.
Dopo l’avviso esplorativo dei mesi scorsi, con la partecipazione di primari operatori del settore ‘waste-to-energy’, la procedura in corso costituisce la seconda fase del percorso, propedeutica alla gara per la realizzazione e gestione dell’impianto in regime di concessione, mediante finanza di progetto (ai sensi dell’art.193 del Codice Contratti Pubblici). Confermata la volontà di Regione di procedere, in autunno, con la gara per arrivare all’aggiudicazione entro fine anno.
“La proroga garantisce a tutti gli eventuali proponenti gli stessi diritti e le stesse opportunità, per questo Regione ha deciso di concedere altri 20 giorni – spiegano il presidente Marco Bucci e l’assessore al Ciclo dei rifiuti Giacomo Raul Giampedrone – Si tratta di un tempo utile per approfondire, migliorare le proposte già presentate o presentarne di nuove. Abbiamo inoltre appreso questa mattina che l’orientamento della giunta di Genova sarebbe quello di attendere le decisioni degli altri territori e solo successivamente valutare se candidare Amiu alla chiusura del ciclo. È un’impostazione che lascia perplessi: se il territorio della città metropolitana, che produce la quota più rilevante dei rifiuti di cui oltre l’80% esportati fuori Liguria, sceglie di restare alla finestra, difficilmente si potrà chiedere agli altri di assumersi una responsabilità che il capoluogo non è disposto a prendersi. Una decisione di questo tipo finirebbe per incentivare altri territori a sostenere che non possono farsi carico di un impianto destinato a chiudere anche il ciclo dei rifiuti genovesi, visto che chi produce la maggior parte dei rifiuti si chiama fuori. La scelta deve essere chiara: o Genova partecipa fin da subito al percorso di chiusura del ciclo oppure – sottolineano Bucci e Giampedrone – decide di non farne parte. I 20 giorni di proroga servono esattamente a questo, consentire alla Giunta genovese di chiarire la propria posizione e, allo stesso tempo, permettere a tutti i proponenti di confrontarsi con le amministrazioni interessate, affinare le proposte già presentate o presentarne di nuove. Le regole restano identiche per tutti”.
Rispetto ad una raccolta differenziata arrivata al 62,33% al 31 dicembre 2025, con un incremento di quasi 24 punti percentuali rispetto al 38,63% del 2015, l’impianto di chiusura del ciclo determinerà benefici ambientali e soprattutto economici per i cittadini, consentendo di trattare in Liguria i rifiuti indifferenziati residui, oggi destinati in discarica o al conferimento agli impianti fuori regione.








