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Dagli anni Ottanta a oggi, il panorama delle dipendenze è profondamente cambiato. Accanto alle problematiche già note, sono emerse nuove forme di rischio, spesso più accessibili e diffuse, che richiedono attenzione, prevenzione e una maggiore consapevolezza.

Riviera Time ha incontrato a Sanremo il dottor Roberto Ravera per approfondire il fenomeno delle nuove dipendenze. Secondo lo psicologo si tratta di problematiche sulle quali “si abbassa un pochino la guardia”, nonostante la loro diffusione e i rischi che possono comportare.

Tra i fenomeni più evidenti c’è il gioco d’azzardo, la cui diffusione è diventata sempre più capillare e trasversale alle diverse fasce d’età. “Coinvolge giovani e giovanissimi, ma anche persone anziane, con tutti i fattori di rischio che vi sono dentro”, sottolinea Ravera.

Il medico pone inoltre l’attenzione sulle nuove sostanze stupefacenti, la cui diffusione è favorita anche dalla possibilità di reperirle online, attraverso il dark web. “Ne nascono continuamente e sono fruibili comprandole su internet”, spiega.

Accanto ai fenomeni emergenti restano centrali le dipendenze tradizionali. Il consumo di alcol, pur registrando un calo tra i giovani, “è sempre un fattore di rischio”.

Anche il fumo di sigaretta continua a rappresentare una criticità per la salute pubblica. “Purtroppo noi italiani siamo ancora un popolo che fuma tantissimo rispetto agli altri Paesi”, osserva. Particolare attenzione viene rivolta, infine, all’utilizzo delle sigarette elettroniche tra i più giovani. Un fenomeno che, secondo Ravera, rischia di essere sottovalutato proprio per la percezione di minore pericolosità. “Credono che siano innocue, invece bisognerebbe aumentare il senso di consapevolezza per il rischio che si corre”, afferma.

Le nuove dipendenze tra i giovani

Le dipendenze insomma stanno cambiando volto. Accanto a droghe, alcol e gioco d’azzardo, cresce l’attenzione verso l’uso problematico di internet, dei social network, dei videogiochi e delle tecnologie digitali in generale. Un fenomeno particolarmente delicato durante l’adolescenza, quando curiosità, fragilità e bisogno di sperimentare possono intrecciarsi con fattori di rischio.

Ravera richiama l’immagine di Ulisse alle prese con il canto delle sirene: “L’adolescenza è una fase di esplorazione della vita che ha i suoi rischi. Oggi di sirene ce ne sono tante e i fattori di rischio, così come quelli di vulnerabilità e fragilità, sono molti”.

Le nuove dipendenze digitali non riguardano soltanto il numero di ore trascorse davanti a uno schermo. A diventare problematico può essere il rapporto con la rete, quando l’uso di social, videogiochi o piattaforme online interferisce con il sonno, lo studio, le relazioni familiari e la vita sociale. Tra i segnali da non sottovalutare ci sono l’isolamento, l’irritabilità quando non è possibile collegarsi, la perdita di interesse per altre attività e la difficoltà a interrompere l’utilizzo dei dispositivi.

La prevenzione, sottolinea lo psicologo, deve quindi partire dall’educazione digitale. Non basta insegnare a usare correttamente uno smartphone o un computer: è necessario aiutare i ragazzi a riconoscere i rischi della rete, a proteggere la propria privacy e a sviluppare un rapporto consapevole con i contenuti online. “I ragazzi devono capire cosa vuol dire lavorare con un computer, ma anche affrontare i temi della privacy e della difesa dai rischi della rete”, sottolinea Ravera.

Alla larga dal “dark web”

L’attenzione riguarda anche le aree più oscure del web, i meccanismi di dipendenza progettati dalle piattaforme e la pressione esercitata dai modelli di successo e ricchezza diffusi online. Social network e videogiochi possono offrire occasioni di relazione e divertimento, ma in alcuni casi diventare strumenti per sfuggire al disagio o per compensare solitudine, ansia e difficoltà personali.

Per questo è fondamentale il ruolo degli adulti, dichiara lo psicologo, invitandoli a osservare i cambiamenti nei comportamenti dei figli senza trasformare ogni confronto in un conflitto. Stabilire regole condivise, mantenere aperto il dialogo e interessarsi alle attività digitali dei ragazzi può aiutare a intervenire prima che l’uso diventi incontrollabile.

Cosa si può fare?

Quando emergono segnali persistenti di disagio, è importante rivolgersi ai servizi di Psicologia e Salute mentale presenti sul territorio. Gli interventi possono includere ascolto, sostegno alle famiglie e percorsi clinici personalizzati, anche attraverso strumenti innovativi come la realtà virtuale e, in alcuni casi, i videogiochi commerciali utilizzati come supporto terapeutico.

Il punto, però, è non considerare ogni difficoltà come un destino segnato: “Quello che oggi vediamo come disagio, problema o anche patologia grave può trasformarsi: bisogna aiutare i giovani nei momenti di crisi, che nell’adolescenza possono essere esplosivi”, commenta Ravera. Il medico porta l’esempio di un ragazzo seguito in passato per importanti problematiche, oggi prossimo a concludere gli studi in Fisica e a lavorare presso l’Istituto di astrofisica di Parigi. Una testimonianza positiva di come cura, ascolto e continuità possano restituire prospettive anche quando il disagio sembra prevalere.

Infine un invito: “Non perdere mai la speranza. Bisogna investire sui giovani e sostenere il loro percorso di crescita, il resto lo faranno loro. La maggior parte dei ragazzi ha voglia di crescere e di sviluppare la propria personalità”, conclude Ravera.

Nel video servizio a inizio articolo l’intervista completa a Ravera. Riprese a cura di Anthony D’Aguì, montaggio a cura di Lorenzo Spadola.