In una regione come la Liguria, già segnata dall’invecchiamento della popolazione, dalla denatalità, dal costo della vita e dalla difficoltà di conciliare tempi di lavoro e tempi di cura, il tema dei nidi deve diventare una priorità sociale, educativa e occupazionale.

I servizi educativi per la prima infanzia rappresentano una delle infrastrutture sociali più importanti per il futuro, ma ancora oggi l’accesso agli asili nido continua a essere condizionato dal reddito delle famiglie, dal Comune di residenza e dalla capacità fiscale degli enti locali.

È quanto emerge dallo studio UIL sui servizi educativi alla prima infanzia per l’anno educativo 2025/2026, che fotografa un quadro nazionale segnato da forti disuguaglianze territoriali e da una significativa incidenza economica delle rette sui bilanci familiari. A parità di ISEE, le famiglie italiane si trovano infatti a sostenere costi molto diversi a seconda del Comune in cui vivono, con rette che possono oscillare da servizi gratuiti a importi superiori ai 400 euro mensili.

In Liguria il quadro è particolarmente significativo. Considerando retta e mensa, per una famiglia con ISEE pari a 15.000 euro il costo mensile arriva a 488 euro a Genova, 456 euro a Imperia, 360 euro a Savona e 357 euro alla Spezia. Per una famiglia con ISEE pari a 25.000 euro, il costo complessivo raggiunge 656 euro a Imperia, 533 euro alla Spezia, 527 euro a Genova e 492 euro a Savona.

“Questi dati confermano una criticità che la UIL denuncia da tempo: il nido continua a essere trattato come un servizio a domanda individuale, quando invece dovrebbe essere riconosciuto pienamente come un diritto educativo universale e come una infrastruttura sociale essenziale”, dichiara Giovanni Bizzarro, Segretario confederale UIL Liguria con delega al Fisco e a Welfare.

Per una famiglia ligure sostenere ogni mese costi che possono superare i 500 o addirittura i 600 euro significa dover fare i conti con una voce di spesa pesantissima.

“Secondo la UIL Liguria, il problema non riguarda soltanto la disponibilità di posti, ma anche la sostenibilità economica del servizio e la qualità dell’offerta. Il rischio è che l’asilo nido, invece di essere uno strumento di uguaglianza e di contrasto alla povertà educativa, finisca per diventare un servizio accessibile solo a chi può permetterselo –  chiude Bizzarro – Il nido non è un parcheggio per bambini né una semplice misura di conciliazione, è il primo presidio educativo della vita, un luogo in cui si costruiscono competenze, relazioni, autonomia e pari opportunità. Se l’accesso dipende dal reddito familiare o dal Comune in cui si vive, allora non siamo davanti a un diritto esigibile, ma a una prestazione diseguale”.

La UIL richiama la necessità di una strategia nazionale fondata su Livelli Essenziali delle Prestazioni per l’Infanzia, su un Fondo nazionale perequativo e su risorse stabili per finanziare non solo la costruzione di nuove strutture, ma anche la spesa corrente per personale, gestione e qualità educativa.