Secondo i dati, da questa primavera il quadro generale di accoglienza alla Caritas è molto diverso.

A cambiare sono i numeri di presenze che hanno subito un regolare calo, passando da 250, a 100, fino ad arrivare a solo 20 al giorno, cifra che per la Caritas è molto bassa.

È diverso anche il paese di provenienza: se prima gli arrivi erano per la maggior parte dal Sudan, ultimamente invece provengono dal Pakistan e Iraq. “Queste persone molto probabilmente non arrivano dal Mediterraneo, attraversano Grecia e Slovenia, facendo il giro di terra e arrivando in Italia, cercando di passare in Francia”, spiega Christian Papini della Caritas. A settembre su 253 persone che sono passate, il 26% proveniva dal Pakistan e l’11% dal Sudan.

Gli arrivi sono in maggioranza uomini, in calo i minori e le donne non sono molte, ma questo può essere condizionato anche dal problema della tratta che interessa questa zona.

A preoccupare la possibile approvazione del decreto legge proposto dal governo in tema di immigrazione e protezione internazionale. Il decreto infatti preannuncia uno stravolgimento delle norme di accoglienza che attualmente prevedono il transito dai centri emergenziali Cas al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar). Con il decreto invece il richiedente asilo potrà trovare accoglienza solo nei centri di accoglienza straordinaria.

“Con l’approvazione del decreto l’importanza dell’accoglienza diffusa verrebbe a mancare. Probabilmente si apriranno molti meno Sprar. Lo Sprar, al contrario del Cas è di competenza del Comune, di conseguenza diventa difficile perché si rischia di non avere il controllo su quanti numeri ci sono sul territorio”, commenta Papini.