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È stato proiettato ieri sera al Centro Culturale di Triora, “Lo chiamavano Giuvanin“, la prima del documentario realizzato da Davide Avena dedicato a Giovanni Lanteri, pastore che lo scorso anno ha compiuto 90 anni continuando a vivere e lavorare tra i pascoli dell’alta valle Argentina.

L’opera segue un intero anno della vita di “Giuvanin”, dalla primavera fino alle prime nevicate autunnali, attraverso il ritmo delle stagioni e delle attività quotidiane legate alla pastorizia. Un racconto costruito nel corso di numerose giornate di riprese, che restituisce la quotidianità di un uomo rimasto lontano dalle abitudini della società contemporanea.

Lanteri ha infatti trascorso la propria vita nei pascoli, in condizioni essenziali e con pochi strumenti moderni. Per lungo tempo ha vissuto senza televisione e frigorifero, utilizzando il fuoco e, più recentemente, una piccola lampada alimentata da un pannello fotovoltaico per l’illuminazione del proprio riparo.

“È stato un lavoro lungo un anno di riprese perché abbiamo voluto raccontare la storia di questo pastore, che l’anno scorso ha compiuto 90 anni al pascolo. Abbiamo seguito la sua vita seguendo il ritmo delle stagioni, il ritmo lento della sua vita, per dare un’idea di tutto il suo mondo”, ha spiegato il regista Davide Avena. “Lui, durante quest’anno, ci ha raccontato tutta la sua storia: un anno che però racconta 90 anni della storia di queste montagne dell’alta valle Argentina”.

Il documentario utilizza quindi la quotidianità del pastore come punto di partenza per raccontare anche la trasformazione di un territorio e di una cultura. Una testimonianza legata a un modo di vivere sempre più raro, basato sulla conoscenza dell’ambiente, sui ritmi del pascolo e su una forma di essenzialità che Lanteri ha mantenuto per gran parte della propria vita.

“È un uomo che nella sua essenzialità ha vissuto una vita piena e che, attraverso la quotidianità di un uomo che viveva dietro al gregge e con dei ritmi dilatati, racconta tutta la storia di un territorio”, ha aggiunto Avena. “Una storia che, ahimè, scomparirà, perché persone come Giuvanin non ce ne sono più tante a questo mondo, con questo modo di vivere, questa saggezza, questa gentilezza e questa capacità di sapersi raccontare con semplicità ma con grande profondità”.

Le riprese effettuate nel corso dei mesi sono state condensate in circa un’ora di filmato, mantenendo i cambiamenti stagionali, i colori e le diverse attività che scandiscono la vita del protagonista.

Particolarmente significativo è stato anche il momento in cui “Giuvanin” ha visto il documentario per la prima volta. Il pastore ha assistito alla proiezione insieme allo stesso Avena e a Matteo Oliva, protagonista della lavorazione.

“È stata penso la proiezione più bella della mia vita e un ricordo che mi porterò sempre. L’ha visto insieme a me e a Matteo, il protagonista del video. È stato un momento che ci porteremo sempre nel cuore”, ha raccontato Avena.

“Lo chiamavano Giuvanin” è stato realizzato interamente attraverso autofinanziamento e con il coinvolgimento di diversi professionisti del Ponente ligure.

Il progetto ha ricevuto il sostegno di Matteo Oliva e Silvia Bregliano, titolari de La Fontana dell’Olmo, mentre alle riprese hanno collaborato Simone Caridi di Sanremo, Claudio Cecchi di Riva Ligure e Roberto Amoretti di Civezza. La colonna sonora è stata composta da Luca Schiappacasse di Santo Stefano al Mare.

La conclusione del film ha visto un lungo applauso ai creatori produzione, da parte di una gremita platea.

Questa sera, alle 21.15, il documentario sarà nuovamente proiettato alla Casa Valdese di Vallecrosia al Mare. Nel frattempo sono in fase di definizione ulteriori appuntamenti, con l’obiettivo di portare il lavoro in altri luoghi e far conoscere la storia di Giovanni Lanteri e, attraverso la sua esperienza, quella di un mondo pastorale dell’entroterra ligure sempre più raro e difficile da incontrare.

Nel video servizio a inizio articolo l’intervista completa ad Avena.