Durante l’ultima assemblea dei sindaci il Cda di Rivieracqua, la società pubblica creata per gestire il servizio idrico integrato nel Ponente ligure, ha reso noto il ricorso al Tar presentato dall’imperiese Amat e dalla ventimigliese Aiga contro una delibera provinciale che va verso la gestione unica del ciclo idrico da parte di Rivieracqua.

Un colpo di scena che lascia poche interpretazioni. Se lo aggiungiamo all’istanza di fallimento presentata sempre da Amat nei confronti di Rivieracqua, durante la precedente amministrazione, c’è chi si chiede se il Comune di Imperia voglia far saltare il banco.

“Il banco è già saltato da un po’,” commenta il sindaco Claudio Scajola interrogato sulla vicenda da Riviera Time.

“La società – continua – è nata 6 anni fa. È nata male, in 6 anni non ha garantito il servizio e hanno accumulato 6 milioni di debiti.”

Lo scopo del ricorso e l’obiettivo del Comune è quindi quello di stare fuori da Rivieracqua?

“Io me ne sono tirato fuori,” commenta a microfono spento. Ed è, infatti, un po’ che il sindaco non partecipa neanche più alle riunioni in prima persona.

“Io avevo fatto una proposta: costruire una società nuova partendo da zero e con le cinque società già esistenti in Provincia,” spiega. “Ora è tutto un pasticcio e anche per questo Amat ha fatto ricorso.”

A seguito del ricorso, il Cda di Rivieracqua si è lasciato una porta aperta: escludere Amat e Aiga dal piano concordatario che dovrà essere presentato in tribunale il 1° febbraio (modificabile in seguito ndr), escludendo così di fatto i due gestori cessati dal futuro della società. Per scongiurare il fallimento, infatti, i creditori dovranno accettare il piano concordatario. Tra questi anche Amat e Aiga che richiedono un indennizzo per un totale di circa 25 milioni.

Visto il ricorso, con ogni probabilità le due società voterebbero contro il piano.

“La proposta di lasciar fuori Amat e Aiga la considero sbagliata. Non darà i frutti sperati,” commenta il primo cittadino di Imperia.

Durante un’intervista il sindaco di Diano Marina, anche presidente della commissione tecnica di Rivieracqua, Giacomo Chiappori, ha dichiarato che questo piano concordatario e l’intera vicenda mette tutti i sindaci con “il sedere scoperto”. Ossia, alla fine, si vedrà chi ha remato contro Rivieracqua e contro il volere dei cittadini che si sono espressi a favore dell’acqua pubblica durante il referendum.

“Qui non si tratta di acqua pubblica o meno. È un discorso in vecchio politichese,” risponde. “Il cittadino vuole l’acqua e vuole pagarla una cifra giusta. Io sono per una società mista con un socio privato, ma con il pubblico in maggioranza. Ci vogliono i capitali privati se no gli investimenti chi li fa? Il cittadino con bollette stratosferiche?”

Ci si dimentica però di una cosa. Sia l’imperiese Amat sia la ventimigliese Aiga sono di fatto gestori cessati da quando la concessione è stata data a Rivieracqua, società creata proprio per seguire la volontà dei cittadini che chiaramente hanno votato per l’acqua pubblica; mentre il sindaco Scajola sembra voler far entrare a tutti i costi un socio privato.

È stata la Provincia a concedere la distribuzione e la tassazione fintanto che le due società non conferiranno in Rivieracqua cosa che, secondo alcuni, avrebbe dovuto succedere già tempo fa.

Se Amat e Aiga fossero entrati in Rivieracqua, così come avrebbero dovuto, la situazione sarebbe decisamente migliore e si arriverebbe velocemente alla tariffa unica,” commenta Chiappori.

Per chiudere, la formula pubblico-privato, auspicata dal sindaco Scajola, non risulta sempre vincente. Basti pensare che entrambe le società sono anch’esse in concordato e hanno al loro interno un socio privato, Iren, con quote che arrivano al 48% per quanto riguarda Amat e al 49% per quanto riguarda Aiga.

“Amat e Aiga sono società cessate, in concordato e che non hanno nessun diritto sulle acque. Non si capisce di cosa stanno parlando,” conclude il sindaco Chiappori.