âIl Piano di Azione per la Salute Mentale trasmesso dal Ministero, Ăš un piano limitante e poco chiaro, basato su un modello che rischia di escludere il contributo di alcuni servizi territoriali e realtĂ istituzionali e di generare frammentazione negli interventi. A farlo presente Ăš lâAssociazione Unitaria Psicologi Italiani che parlano di una marcata confusione tra ambiti, ruoli e finalitĂ . Una lettura che condividiamo e per questo sollecitiamo la giunta a chiedere una profonda revisione del Piano di Azione per la Salute Mentale. Ă necessaria una visione piĂč ampia e integrata, fondata sullâimportanza delle reti territoriali, capace di intercettare i bisogni reali, prevenire il disagio e ristabilire correttamente ruoli e funzioni della figura dello psicologo, a partire da quello di primo livello, quale professionista medico centrale per la buona riuscita di tale approccio. Non câĂš attenzione alla loro professionalitĂ anche nella formazione universitaria e post universitaria, dove assume un ruolo marginale rispetto al peso dato a quello degli psichiatri. Inoltre il documento attribuisce ai consultori familiari attivitĂ di carattere giudiziario del tutto estranee alla loro funzione sanitaria e preventiva. In pratica un documento che non Ăš in grado di dare il giusto ruolo alle figure professionali che operano nellâambito della salute mentale. Una Piano da correggere affinchĂ© il sistema funzioni in modo corretto. Il rischio Ăš di lasciare lettera morta il proposito di delineare un sistema in grado di intercettare i bisogni emergenti e incapace di valorizzare le competenze professionali, facendo un passo indietro verso una visione psichiatrica della salute mentale, a causa di un mancato coinvolgimento delle professioni psicologiche nella stesura del pianoâ, cosĂŹ il consigliere regionale vicepresidente della Commissione sanitĂ Enrico Ioculano sul Piano di Azione della Salute Mentale 2025-2030 trasmesso dal Ministero alla Conferenza Unificata.








