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Nella lotta alla pandemia da SARS-CoV-2 l’anno 2021 è stato l’anno dei vaccini, che hanno dato la possibilità di prevenire la malattia e riaprire la società. L’anno 2022 sarà probabilmente l’anno dei farmaci antivirali attivi per via orale, assumibili a domicilio appena confermata la diagnosi, e capaci di bloccare lo sviluppo del COVID-19 o ridurne le manifestazioni. La combinazione di strumenti di prevenzione e di cura, spianerà la strada alla convivenza con il virus.  

“Poche settimane fa la casa farmaceutica Merck ha presentato in un comunicato stampa il primo potenziale farmaco antivirale usabile per via orale contro SARS-CoV-2, chiamato MOLNUPIRAVIR. Quasi una rivincita contro il virus, perché Merck non era riuscita a sviluppare un vaccino efficace”, spiega a Riviera Time la professoressa Mara Lorenzi.

“MOLNUPIRAVIR, sviluppato da Merck e Ridgeback Biotherapeutics, era stato notato già nel 2015 essere efficace contro diversi tipi di coronavirus. Il trial clinico è stato effettuato su circa 1500 persone non vaccinate contro COVID-19 reclutate in Argentina, Giappone, Inghilterra, Italia, e Stati Uniti. Si è osservato che la somministrazione per 5 giorni di MOLNUPIRAVIR a pazienti con COVID di gravità da modesta a moderata che non erano ospedalizzati ha ridotto del 50% sia le ospedalizzazioni che i decessi quando paragonato al placebo. La sequenza del DNA virale ottenuta in circa metà dei casi di infezione ha documentato l’efficacia del farmaco anche contro le varianti Gamma, Delta, e Mu.

Quanto al meccanismo d’azione, MOLNUPIRAVIR è un analogo nucleosidico, cioè una molecola che mima i naturali blocchi costitutivi dell’RNA del virus, ma con differenze che creano caos. Quando il virus entra nelle nostre cellule, per replicarsi deve duplicare il suo genoma fatto di RNA, che è una catena di nucleotidi legati insieme. MOLNUPIRAVIR viene incorporato in questa catena nascente, ma è come un mattone difettoso, dove si inserisce crea mutazioni; queste si accumulano, rendono l’RNA incapace di codificare, e la popolazione virale collassa. E poiché le mutazioni si accumulano in modo random, casuale, il virus non riesce ad evolvere una resistenza al farmaco.     

Quindi, da una parte ci sono aspetti molto promettenti per un ruolo di MOLNUPIRAVIR nella cura del COVID-19: riduce del 50% la severità della malattia e i decessi, è attivo contro le varianti “of concern”, è efficace per via orale, ci sono i presupposti perché non permetta lo sviluppo di resistenza, e il prezzo è molto inferiore a quello del Remdesivir e degli anticorpi monoclonali.

Dall’altra parte, per poterlo usare con fiducia sarà necessario sapere molto di più sulla sicurezza del farmaco. Tutto ciò che sappiamo oggi è attraverso il comunicato stampa di Merck; lo studio non è ancora stato sottoposto allo scrutinio delle riviste scientifiche né delle agenzie regolatorie. Durante il trial clinico ha dimostrato di non avere effetti collaterali negativi, ma il meccanismo di azione di MOLNUPIRAVIR ha un potenziale mutagenico; e quindi sarà importante valutare studi complementari in modelli cellulari e animali per escludere la possibilità che entrando nelle cellule umane possa essere incorporato nel DNA. Quasi certamente sarà sconsigliato durante la gravidanza.

Intanto sono in fase di sviluppo altre “pillole antivirali”, con il beneficio che meccanismi d’azione e controindicazioni diverse permetteranno di accomodare esigenze cliniche diverse. Gilead Science sta sviluppando una versione orale di Remdesivir; Atea Pharmaceutical a Boston sta sviluppando un farmaco in partnership con Roche; e Pfizer ha rispolverato un farmaco che aveva iniziato a sviluppare durante la prima epidemia di SARS nel 2002-2004, epidemia che si era autolimitata; il farmaco appartiene ad una classe diversa da quella di Molnupiravir, e quindi potrebbero anche essere somministrati insieme.

Non dimentichiamo innovazione anche nel campo degli anticorpi monoclonali finora somministrati per via endovenosa. Un articolo sul New England Journal of Medicine del 4 agosto 2021 ha documentato che il cocktail di 2 anticorpi della compagnia Regeneron usato con successo anche contro la variante Delta è efficace anche somministrato sotto cute, fatto che semplificherà l’organizzazione necessaria permettendo eventualmente la somministrazione a domicilio. 

Tutti questi sviluppi ci fanno avvicinare alla fase di convivenza con il virus. Ma ricordiamo che lo strumento fondamentale di libertà continuerà ad essere il vaccino perché è l’unico che può prevenire il contagio a largo raggio e quindi l’attività epidemica del virus. In quest’ottica, deve rimanere una priorità estendere al massimo la vaccinazione qui, e facilitarla in tutti i paesi meno ricchi. In alcuni paesi africani la percentuale di persone vaccinate è oggi sotto il 3%”.

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