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Entrerà in vigore il 1° settembre 2021, a ridosso dell’inizio delle lezioni, l’obbligo del green pass per i lavoratori del comparto scuola. Docenti e personale ATA dovranno quindi essere in possesso del certificato verde per poter svolgere il servizio: il mancato rispetto del requisito è considerato assenza ingiustificata e a decorrere dal quinto giorno di assenza sono sospesi sia il rapporto di lavoro che la retribuzione. Questa la decisione del governo, che lo scorso venerdì ha approvato il cosiddetto ‘decreto green pass’, prorogando lo stato di emergenza fino al 31 dicembre.

“Noi siamo fermi dall’inizio a sostenere che la campagna vaccinale va portata fino in fondo e il vaccino è quanto consigliamo ai lavoratori per evitare future chiusure – è la posizione di Fulvio Fellegara, segretario provinciale Cgil Imperia. – L’altro elemento molto importante sono i protocolli sanitari che abbiamo firmato già dall’inizio della pandemia e con i quali abbiamo messo in sicurezza i posti di lavoro, perché qualunque scelta faccia il governo rispetto al vaccino o al green pass, questo non elimina il fatto che bisogna mantenere delle precauzioni, dal distanziamento alla sanificazione”.

Se è vero che al momento è assente l’obbligo vaccinale (la certificazione viene rilasciata se si è vaccinati, guariti dal covid o con un tampone negativo entro 48 ore), di fatto l’ipotesi di un test ogni due giorni, per un lavoratore, risulta piuttosto difficile da immaginare.

“Il governo – prosegue Fellegara – potrebbe scegliere la strada dell’obbligo vaccinale per legge, non lo fa, allora mette questi paletti che sono molto complicati, alla fine quello che noi auspichiamo è che si arrivi a una copertura vaccinale completa e che dia quindi una tranquillità a tutte le persone. Fino a quel momento, si tratta di rispettare le regole che vengono date, belle o brutte, quindi purtroppo chi sceglie di non vaccinarsi avrà degli oneri che stiamo cercando di segnalare. Sicuramente non è piacevole ed è un onere molto pesante.

Noi non lasciamo indietro nessuno e continuiamo a dire che nessun lavoratore deve essere penalizzato. Non si può far pagare ai lavoratori, in termini di stipendio, delle scelte o delle non scelte fatte da chi deve governare. Il tema è che a nessun lavoratore deve essere fatta una contestazione disciplinare per questo motivo o avere un buco sullo stipendio”.