fiume roja

Un punto su quattro tra quelli monitorati lungo le coste liguri ù risultato inquinato o fortemente inquinato. È quanto emerge dalla campagna Goletta Verde di Legambiente, giunta alla 40esima edizione, che quest’anno ha analizzato 23 punti del litorale regionale.

I campionamenti sono stati effettuati dai volontari di Legambiente tra il 20 e il 29 luglio 2026 e presentati oggi a Savona. Complessivamente, 4 punti sono risultati fortemente inquinati, 2 inquinati e 17 entro i limiti di legge sulla base delle analisi microbiologiche effettuate dai laboratori.

I prelievi hanno riguardato 13 punti a mare e 10 presso foci di fiumi, torrenti e canali. Tutti e quattro i punti classificati come fortemente inquinati sono stati individuati in corrispondenza di foci.

Nel Ponente ligure emergono diverse criticitĂ . In provincia di Imperia sono risultati fortemente inquinati la foce del fiume Roja a Ventimiglia, la foce del torrente Santa Caterina a Santo Stefano al Mare e la foce del torrente Argentina ad Arma di Taggia.

Un’altra criticitĂ  Ăš stata rilevata in provincia di Savona, alla foce del torrente Maremola a Pietra Ligure, anch’essa classificata come fortemente inquinata.

Gli altri due punti oltre i limiti di legge sono stati individuati nello spezzino: alla foce del Rio Corniglia, nel territorio di Vernazza, classificata come inquinata, e nel campione prelevato a mare sotto il belvedere di Manarola, nel Comune di Riomaggiore.

Secondo Legambiente, il quadro evidenzia comunque un miglioramento rispetto al 2025, ma restano problemi legati agli scarichi fognari che raggiungono torrenti e mare.

“Nonostante il miglioramento registrato nel 2026 rispetto al 2025 ancora troppi scarichi fognari arrivano nei torrenti e nel nostro mare”, ha sottolineato il direttore di Legambiente Liguria Federico Borromeo.

In particolare, l’associazione richiama l’attenzione sulle criticitĂ  riscontrate alle foci: sei punti sono risultati oltre i limiti di legge. Per Legambiente Ăš quindi necessario programmare interventi per aumentare l’efficienza degli impianti di depurazione e contrastare gli scarichi inquinanti o abusivi, con l’obiettivo di tutelare gli ecosistemi marini e la salute pubblica.