Fulvia Alberti di Progetto Comune interviene sul quadro politico di Taggia in vista delle prossime elezioni amministrative, dopo l’annuncio della candidatura a sindaca di Chiara Cerri e il passo indietro del primo cittadino Mario Conio. La consigliera comunale d’opposizione traccia un bilancio degli ultimi cinque anni, soffermandosi sulle criticità del territorio, sulla tutela del patrimonio storico, sull’ambiente e sulla necessità di rilanciare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.
“L’annuncio della candidatura a sindaca della consigliera Chiara Cerri arriva al termine di cinque anni segnati da molte difficoltà. Un annus horribilis, tra i problemi del ponte, la lunga chiusura della pista ciclabile e i ripetuti episodi di inquinamento marino, che si conclude anche con il passo indietro del sindaco Mario Conio. Una scelta che, in questa fase, considero comprensibile, al di là delle valutazioni sulle sue competenze e sul suo operato”, afferma Alberti.
La consigliera riconosce la presenza di cantieri ancora aperti e osserva: “Restano i grandi cantieri, alcuni dei quali, dopo dieci anni di mandato, potevano forse arrivare un po’ prima”.
Il tema che ritiene prioritario, tuttavia, è quello dell’astensionismo. “Più delle polemiche e dei botta e risposta che hanno accompagnato questi anni, c’è una questione che considero molto più importante: praticamente la metà dei cittadini non va più a votare. È questo il dato che dovrebbe preoccuparci più di ogni altro”.
Per Alberti, la sfida della prossima tornata elettorale non riguarda soltanto la scelta della futura amministrazione, ma anche la capacità di ricostruire un rapporto tra cittadini e istituzioni. “La politica non dovrebbe essere il sostegno a una persona, né una questione di cognomi, parentele o appartenenze. Dovrebbe essere la scelta di un’idea, di un progetto, di una visione. Non basta delegare. Un territorio si costruisce anche attraverso il coinvolgimento di chi lo abita”.
Il bilancio di Progetto Comune e la tutela del patrimonio storico
Alberti ripercorre quindi l’attività svolta in consiglio comunale da Progetto Comune, gruppo che nel corso del mandato si è alternato con tre rappresentanti: “Abbiamo presentato interrogazioni e mozioni, sollevato questioni, cercato risposte. Non sempre è stato facile. A volte ci siamo sentiti soli. Ma abbiamo continuato a farlo. E continueremo”.
L’azione politica, spiega, ha riguardato sia le principali questioni territoriali, come il biodigestore, l’ospedale unico e la pista ciclabile, sia la conservazione degli edifici pubblici e dei luoghi della cultura. Tra gli esempi citati figurano il Museo delle Olive, ristrutturato dieci anni fa ma mai aperto, Villa Curlo, riqualificata e poi lasciata in stato di abbandono, e Palazzo Soleri, dove, secondo la consigliera, persistono problemi alle coperture e infiltrazioni d’acqua.
“Nel bilancio, alla voce relativa alla riqualificazione degli edifici storici, abbiamo trovato con immenso stupore una cifra che dice molto: zero”, sottolinea.
L’obiettivo, secondo Alberti, dovrebbe essere quello di riconoscere il patrimonio storico come una risorsa per il territorio, da tutelare e valorizzare anche in chiave culturale e turistica. La consigliera richiama, in particolare, la Pinacoteca del Convento dei Domenicani, la biblioteca storica di Palazzo Spinola, i portici di via Soleri e la Madonna del Canneto.
Su Villa Curlo aggiunge: “Se fosse stata custodita come meritava, i furti non l’avrebbero svuotata e oggi avremmo potuto aprire le porte di una casa di ricchi commercianti del Settecento e raccontare, attraverso quelle stanze e quei mobili, la storia dell’economia di Taggia, delle olive, dell’olio, dei commerci e delle famiglie”.
Per Alberti, il recupero di questi luoghi dovrebbe andare oltre la semplice conservazione: “Non sarebbe soltanto un museo. Sarebbe una storia da attraversare. È questa, per me, la differenza tra conservare e valorizzare: fare in modo che un luogo torni a parlare alle persone”.
Cultura, turismo e ambiente
La riflessione si estende ad Arma di Taggia, con un richiamo alla qualità degli spazi pubblici, alla cura del verde e alla necessità di rendere il territorio più vivibile. “Penso a una passeggiata che torni a essere un luogo vissuto e non un cantiere che si deteriora. Perché la cura di una città non può fermarsi davanti ai suoi monumenti: riguarda ogni spazio in cui le persone vivono”.
Alberti propone inoltre una maggiore valorizzazione degli spazi culturali attraverso iniziative diffuse durante l’anno: “Una città che non si spenga quando tramonta il sole. Una proiezione all’aperto ad Arma, un concerto nei giardini di Villa Curlo, un appuntamento culturale a Santa Teresa, una mostra, una lettura, una conferenza. Anche valorizzando ancora ciò che già fanno, con grande energia e fatica, le associazioni locali”. E precisa: “Questo è turismo, certo. Ma è soprattutto comunità”.
Tra le priorità indicate dalla consigliera c’è anche il verde urbano, considerato una componente fondamentale per affrontare gli effetti del cambiamento climatico e migliorare la qualità della vita.
“Gli alberi saranno una necessità prima ancora che una scelta estetica. Più farà caldo, più avremo bisogno di ombra; più cambierà il clima, più avremo bisogno di suolo permeabile, vegetazione, spazi pubblici freschi e vivibili”, afferma. “Il verde è ambiente. È salute. È socialità. È futuro. Per questo le scelte ambientali non possono essere aggiunte alla fine di un programma. Devono attraversarlo tutto”.
In vista delle prossime elezioni amministrative, Progetto Comune intende quindi proporre una visione di Taggia che tenga insieme mare e borgo, cultura e turismo, ambiente e sviluppo, puntando anche su una maggiore partecipazione dei cittadini alle decisioni pubbliche.
Alberti rivolge infine un augurio a Chiara Cerri per la campagna elettorale, dichiarando di attendere la “fase nuova” evocata dalla candidata, ma pone anche una questione sul ruolo delle competenze nell’amministrazione pubblica: “Personalmente continuo a pensare che dovremmo avere il coraggio di porci una domanda scomoda: possiamo immaginare un’amministrazione nella quale, accanto al consenso elettorale, contino davvero le competenze? Sarebbe un modo per rendere la nostra democrazia più sana, più trasparente, meno dipendente dalle appartenenze e dalle relazioni personali. Perché quando la politica diventa soltanto una questione di consenso, alla fine qualcuno finisce per dire: ‘Tanto sono tutti uguali’. No. Non siamo tutte e tutti uguali”, conclude.








