Covid-19, casi sospetti in famiglia: Cosa fare? Quale certificato per rientro a scuola dei bambini? Risponde il pediatra Trapani

Il noto pediatra sanremese, Gianfraco Trapani, chiarisce quali siano i comportamenti da attuare nel caso in cui i bambini diano segno di sintomi riconducibili al Covid, ma che sono gli stessi dei classici raffreddori e stati influenzali.

Sono infatti molti i dubbi delle famiglie che in questo periodo caratterizzato dal coronavirus si trovano in difficoltà.

“Esiste un regolamento creato dall’Istituto Superiore di Sanità,” spiega Trapani. “Nel testo si legge che con una temperatura al di sopra dei 37,5 gradi e/o tosse, raffreddore, diarrea, mal di gola, mal d’orecchio, bronchite, ecc. può essere considerato Covid.”

“Questo ‘e/o’ ha generato confusione. Dagli studi però è chiaro che il rischio per un bambino di contrarre il virus è alto solo nelle famiglie Covid o quando si hanno contatti diretti. Il pediatra, attraverso una visita corretta, è in grado di discernere se si tratta di coronavirus o di una più semplice e tradizionale malattia.”

Proprio per questa ragione la prima cosa da fare è contattare il proprio medico che darà le indicazioni necessarie da seguire. Ma per quanto riguarda il rientro a scuola?

“Se il bambino è stato male ed è sotto i 6 anni, è necessario che il pediatra faccia un certificato per il rientro a scuola nel quale sia specificato il periodo di assenza. Sopra i 6 anni la famiglia deve comunque sentire il medico il quale darà l’autorizzazione a un’autocertificazione per malattia non Covid. Se il bambino ha invece effettuato il tampone, il pediatra rilascerà un certificato una volta accertata la negatività del test,” aggiunge Trapani.

“I pediatri e i medici di famiglia – conclude nell’intervista visibile integralmente a inizio articolo – sono assolutamente informati di tutti i vari iter e su come trattare i pazienti. Dobbiamo confrontarci con loro senza avere paura. Fondamentale è anche la collaborazione tra i pediatri e le scuole.”