Enrico Calvi chiusure alle 18

“Si tratta dell’ultimo colpo che si poteva fare alla nostra categoria, inaspettato nei tempi e nei modi”. È un Enrico Calvi amareggiato e, inevitabilmente, preoccupato quello che commenta il nuovo dpcm in vigore da oggi.

Un decreto che impone la chiusura alle 18 di bar, ristoranti, pizzerie e gelaterie per tentare così di fermare la vertiginosa crescita dei contagi da coronavirus.

Una misura che rischia, però, di mettere in un’ancora più profonda crisi tante attività anche nella nostra provincia di Imperia di cui Calvi è presidente Fipe Confcommercio.

“La chiusura alle 18 vuol dire mettere a terra la gran parte del nostro settore – dice. Abbiamo seguito le indicazioni di sicurezza e investito per garantirla all’interno delle nostre aziende. Questa è quindi un po’ una sconfitta dello Stato che non è in grado di far rispettare le regole. Continuiamo a essere convinti che se queste venissero rispettate da tutti si potrebbe usufruire dei nostri locali in sicurezza. Non si può continuare a fare dpcm pubblicati la domenica e che si devono attuare entro il lunedì, noi abbiamo bisogno di programmazione – sottolinea Calvi. Vediamo mezzi pubblici presi d’assalto dove sicuramente non ci sono le distanze, vediamo gruppi di ragazzi nelle piazze a locali chiusi e nessuno che dice nulla. Questo ci fa male, perché ci sentiamo presi in giro”.

Gli esercenti cercheranno di far sentire la propria voce con una manifestazione: “Siamo a terra“, questo il titolo, che si terrà mercoledì in 180 piazze d’Italia: “Il nostro è un settore veramente a terra, è una manifestazione che vuole riportare l’attenzione su un qualcosa che rappresenta 250mila aziende e migliaia di dipendenti che stanno veramente rischiando. Nelle prossime ore speriamo che la cassa integrazione in deroga venga allungata di altre nove settimane, ma tanti dipendenti aspettano ancora quella di giugno”.

Sulle soluzioni provvisorie come l’asporto Calvi è scettico: “L’asporto non è neanche un palliativo, non riesce a dare sostentamento alle aziende. Un conto sono le pizzerie che magari hanno già una clientela consolidata, discorso diverso per la ristorazione. Non ci sono molte soluzioni per cercare di fare impresa, la cassa integrazione in deroga è purtroppo inevitabile”.

Esiste un timore di una nuova chiusura totale, già palesato da diversi altri esercenti?

“Mi auguro di vedere forze dell’ordini in giro che facciano rispettare le regole che noi abbiamo fatto seguire nelle nostre attività. Vedremo se questo ennesimo sacrificio riuscirà a fermare i contagi e poi capiremo cosa fare delle nostre aziende se, quando e quante potranno riaprire. Un altro lockdown è impensabile perché non ce lo potremmo permettere“.