Antonio Caprarica

Un’analisi senza sconti della figura politica di Donald Trump, del suo modo di esercitare il potere e del nuovo equilibrio internazionale che ne deriva. Ai Martedì Letterari, ospitati per l’estate nella suggestiva cornice di Pian di Nave, Antonio Caprarica, giornalista e saggista, ha presentato il suo ultimo libro “Il bullo: Come Donald Trump ha distrutto l’Occidente“, un viaggio dentro il fenomeno trumpiano e delle sue conseguenze sulla democrazia occidentale.

Caprarica ha delineato il profilo di un leader che, secondo la sua lettura, utilizza il conflitto e la pressione come strumenti politici. “È chiaro che fa parte di una tecnica di dominio”, ha spiegato il giornalista, sottolineando come il punto centrale non sia soltanto il comportamento del singolo leader, ma anche la risposta di chi si trova davanti a quel modello di potere. “Il punto non è che Trump sia il bullo e faccia il bullo. Il punto è che davanti ai bulli spesso i deboli si inchinano e lasciano loro campo libero”, ha affermato Caprarica.

Nel corso dell’incontro, Caprarica ha analizzato anche l’atteggiamento di Trump nei rapporti internazionali, evidenziando quello che considera uno degli elementi caratterizzanti della sua azione politica. “L’atteggiamento è sempre lo stesso: sghignazzo e dileggio per i leader alleati e amici, o almeno quelli che un tempo erano considerati gli alleati e gli amici dell’America, e grande rispetto e condiscendenza per quelli che storicamente sono stati gli avversari”, ha dichiarato.

Un comportamento che, secondo l’autore, rappresenta una rottura rispetto alla tradizionale diplomazia americana e che impone all’Europa una riflessione sul proprio ruolo nello scenario globale.

L’Europa davanti alla sfida: “Unirsi o finire nel menù”

Durante la presentazione non è mancato un approfondimento sul futuro dell’Unione Europea e sulla necessità, secondo Caprarica, di superare divisioni interne e debolezze politiche. “L’Europa unita è il più grande mercato del mondo”, ha ricordato il giornalista, evidenziando però come il vero limite sia rappresentato dall’assenza di una linea comune in politica estera e nella difesa: “Se l’Europa non si dota di istituzioni in grado di farla parlare con una sola voce, non avremo voce sul palcoscenico mondiale”, ha spiegato Caprarica, riprendendo il concetto secondo cui nelle sfide tra grandi potenze “o ci sediamo al tavolo, oppure finiamo nel piatto, finiamo nel menù”.

Per Caprarica, proprio la pressione esercitata dal trumpismo potrebbe generare un effetto contrario rispetto agli obiettivi iniziali: spingere gli europei verso una maggiore unità. “Forse il trumpismo provocherà quella che i filosofi chiamavano eterogenesi dei fini: Trump vuole dividere l’Europa perché pensa sia più semplice trattare con i singoli Stati, ma potrebbe ottenere l’effetto opposto”, ha concluso.