Primo Piano mara lorenzi

Riviera Time ha intervistato la professoressa Mara Lorenzi di Bordighera. Durante la sua vita professionale negli Stati Uniti si è occupata di ricerca sul diabete ed è stata per molti anni direttore di un laboratorio di ricerca ad Harvard. 

L’ultima volta che abbiamo parlato degli aspetti di scienza e ricerca era il 3 aprile, a metà strada del periodo di lockdown per arginare l’epidemia di Covid-19. Allora lei ci aveva presentato varie aspettative per la Fase 2, in cui siamo entrati una decina di giorni fa. Possiamo provare a fare il punto della situazione oggi?

“La data mi ricorda che è Sant’Ampelio, faccio un saluto al patrono di Bordighera, a cui chiediamo scusa di non poterlo festeggiare. Un altro sacrificio forzato dal Coronavirus, che quest’anno ha fatto annullare tanti dei festeggiamenti tradizionali, e ha inflitto una vera frattura nella storia delle comunità.

Tornando alla domanda sull’epidemia, direi che dal punto di vista medico-sanitario l’ingresso in fase 2 si presenta come un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.  

Parto dal mezzo pieno. Verso l’obiettivo fondamentale, che rimane preservare la buona salute o la vita, abbiamo acquisito due strumenti su cui possiamo contare: il distanziamento sociale (+ protezione individuale), l’espansione e migliore organizzazione degli ospedali e delle terapie intensive. La popolazione ha dimostrato la sua disponibilità alla forma estrema e un po’ coercitiva di distanziamento sociale che è il lockdown, e l’ha fatta funzionare. La sanità pubblica attraverso le ASL ha dato prova – pur provenendo dal cronico affanno per mancanza di fondi e personale – di sapersi mobilitare e far fronte ad una domanda di ospedalizzazioni e cure intensive triplicata o quadruplicata in poche settimane. E con il nuovo Decreto Rilancio varato dal Governo riceverà fondi per più di 3 miliardi di euro, che serviranno ad aumentare ulteriormente le postazioni di terapia intensiva e il personale per gestirle. Così i cittadini possono avere fiducia che ci saranno servizi pronti nel caso di una nuova ondata di contagi.

Ci sono anche strumenti aggiuntivi promettenti, farmaci o interventi su cui tuttavia non abbiamo ancora la parola definitiva di trials clinici randomizzati e controllati. Il più vicino al traguardo è il remdesivir, un farmaco che impedisce la replicazione del virus studiato in due trials, uno cinese pubblicato su Lancet e uno americano per ora solo anticipato alla stampa dal Dott. Fauci dell’NIH. Benché i risultati non siano completamente concordanti, entrambi mandano il segnale che remdesivir può essere efficace nel ridurre la severità dell’infezione, soprattutto quando somministrato nelle fasi iniziali della malattia.                   

Un altro intervento che sarebbe utile testare all’inizio della malattia è il plasma dei convalescenti. Il virus è particolarmente attivo nel riprodursi durante i primi giorni di malattia quando il paziente non ha ancora generato i suoi anticorpi, che iniziano a comparire circa una settimana dopo l’inizio dei sintomi. Questo è il momento in cui ci si aspetterebbe grande beneficio dal fornire al paziente il plasma di chi è ormai guarito ed ha prodotto anticorpi capaci di neutralizzare il virus. Qui la buona notizia è che la Regione Liguria ha annunciato il 7 maggio che la Liguria avrà una Banca del Plasma. L’auspicio è che si proceda speditamente a raccogliere il plasma dei pazienti guariti in modo che sia disponibile quando un trial clinico randomizzato e controllato avrà definito l’efficacia di tale intervento.                   

Per le forme gravi di COVID-19 è promettente l’uso di farmaci anti-citochine per bloccare la dannosa tempesta infiammatoria causata da un sistema immunitario stimolato al massimo dal virus; e di farmaci anticoagulanti quali l’eparina per ridurre la tendenza dei vasi sanguigni ad occludersi proprio a causa dello stato infiammatorio esasperato.

Il bicchiere è mezzo pieno anche perché’ sono stati velocizzati molto i test per diagnosticare la presenza del virus. I test molecolari basati sul classico RT-PCR richiedono ancora macchinari e reagenti dispendiosi ma danno ora risultati in 45 minuti. La ASL1 si è dotata di questi test veloci. La novità più trasformativa è lo sviluppo al Massachusetts Institute of Technology e Harvard di un test che gli inventori chiamano “STOPCovid”. Usando nuovi approcci molecolari il test può fare a meno dei macchinari dispendiosi e di tanti reagenti, e avvicina il momento in cui si potrà avere il risultato del tampone nel giro di un’ora nello studio del medico, sul posto di lavoro, o addirittura a casa. Questi sono progressi fondamentali per circoscrivere la catena dei contagi e prevenire nuove ondate di epidemia.

Il bicchiere diventa mezzo vuoto quando si notano gli scarsi preparativi per intercettare il virus sul territorio. La Liguria non ha avuto buoni risultati nella fase di mitigazione dell’epidemia, e ancora oggi il rapporto tra tamponi positivi e tamponi effettuati (3.3%) rimane un ordine di grandezza superiore a quelli del Veneto e della Toscana (0.3%). È come dire che in Liguria si fanno molti meno tamponi per scoprire l’infezione asintomatica. Il Ministro della Salute ha promesso che saranno investiti miliardi di Euro in servizi territoriali che dovranno diventare “cacciatori di virus”. C’è bisogno di diagnosi molto veloci, di un vasto programma di sorveglianza via tampone di persone asintomatiche, e di meccanismi per tracciare il contagio. La Regione Liguria ha messo in opera nuovi strumenti informatici con varie potenzialità per questi obiettivi, ma ancora non sappiamo di un programma coesivo. Dallo Stato stiamo aspettando notizie sulla App per il tracciamento.

Mancano notizie dalla Regione sui test sierologici. Per ricostruire i percorsi del virus e l’entità reale del contagio, lo Stato prevede di effettuare nei prossimi due mesi test sierologici su circa 150,000 persone. Abbiamo letto che in Liguria saranno contattate circa 5,000 persone, con l’aspettativa di “avere uno scenario dettagliato di Genova, ma anche di La Spezia”. Quindi il Ponente Ligure e le sue cittadine turistiche sembrano rimanere in buona parte esclusi dallo studio nazionale. Anche se è vero che gli attuali test sierologici non permettono di dare agli individui “passaporti di immunità, l’informazione aiuterebbe la comunità a pianificare il livello di vigilanza per quando si riattiverà il flusso turistico”.

Come vede quindi l’evoluzione di questa epidemia, e ha consigli da dare?

“Posso riferire di modelli pubblicati su Science per fare proiezioni sulle dinamiche di questo Coronavirus. Se diventerà disponibile un vaccino efficace cambierà tutto. Ma fino ad allora si prevedono riattivazioni importanti del contagio durante l’inverno, necessità di uso intermittente di forme più o meno drastiche di distanziamento sociale, e necessità di non abbassare la guardia perché a fronte della lenta formazione di immunità di gregge i contagi potrebbero ricorrere fino al 2024.

Ciò che possiamo fare – conclude Mara Lorenzi – a livello individuale è praticare con determinazione il distanziamento sociale e vestire la mascherina. Ciò che dobbiamo chiedere alle Istituzioni è di mettere in campo programmi di sorveglianza territoriale che siano veri cacciatori di virus”.