Imperia, il biodigestore nella bufera. La svolta nell’inchiesta della Procura Europea e le difficoltà economiche

L'indagine coinvolge anche Claudio Scajola e Michele Russo: si parla di un possibile rinvio a giudizio, ma al momento non risultano notifiche ai due

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Il biodigestore di Colli a Taggia, da anni indicato come la soluzione al problema dei rifiuti della provincia di Imperia è al centro di una vera e propria bufera e rischia concretamente di non vedere mai la luce.

L’inchiesta della Procura Europea

Da un lato c’è l’inchiesta della Procura Europea di Torino (Eppo), giunta a una svolta con la richiesta di patteggiamento già avanzata da Riccardo Demicheli, amministratore delegato di Avalon, la società consulente del procedimento avviato dalla Provincia per ottenere un finanziamento di oltre 6 milioni e 400 mila euro con fondi Pnrr finito al centro delle indagini.

Da giorni ormai gira la voce di un rinvio a giudizio per la stessa vicenda del presidente della Provincia Claudio Scajola e dell’ex dirigente dell’ente Michele Russo, ma ai due interessati non è stato ancora notificato nulla. Almeno non fino alle 11 di stamani, nonostante ormai la vicenda sia diventata di dominio pubblico. Triste a dirsi, ma la cosa ormai non stupisce più.

Il procuratore di Eppo Adriano Scudieri contesta i reati di tentata indebita percezione di erogazioni pubbliche e falso ideologico. La Provincia infatti aveva avviato una richiesta di finanziamento per il biodigestore, che venne poi respinta, in quanto l’impianto, per la presenza di una discarica di servizio, non aveva le caratteristiche per essere ammesso ai fondi Pnrr. E secondo Scudieri questo aspetto sarebbe stato volutamente omesso per tentare di ottenere comunque i fondi europei.

Il procedimento da Torino dovrà essere trasferito per competenza al Tribunale di Genova e sarà il Gip genovese a valutare i pattegiamenti e/o l’avvio del processo.

Le difficoltà econnomiche e l’ultimatum della Provincia

I problemi per il biodigestore di Colli a Taggia non si esauriscono però con l’inchiesta. Anzi, dal punto di vista pratico della sua realizzazione, preoccupano molto di più le difficoltà economiche della Waste Recycling Imperia Srl, la cui maggioranza delle quote è di proprietà della Idroedil della famiglia Ghilardi, che aveva ottenuto l’affidamento della costruzione dell’impianto dalla Provincia all’inizio del 2025.

Per realizzare il biodigestore, che consentirebbe di risparmiare sui costi di smaltimento dei rifiuti e quindi sulla Tari pagata dai cittadini di tutto il territorio imperiese, servono oltre 84 milioni di euro e la Waste questi soldi è ormai chiaro che non li ha. La Srl aveva cercato in precedenza di trovare un partner privato per avere sostegno nell’operazione, ma i tentativi in questo senso non erano andati a buon fine. E in seguito non ha giovato l’annuncio della Regione di voler valutare la realizzazione di un inceneritore, che renderebbe il biodigestore praticamente inutile.

La Provincia ha chiesto alla Waste Recycling Imperia Srl di produrre bilanci e documentazione contabile che desse garanzie sul proseguimento dei lavori, ma nulla è giunto. Per questo motivo sempre la Provincia la settimana scorsa ha affidato all’avvocato Mariano Protto un incarico da oltre 30 mila euro per assistenza giuridico amministrativa al rup per cercare di venire a capo della questione. Il rischio è quello che si vada verso una risoluzione del contratto con l’avvio di un contenzioso fra la Provincia e la Waste, cui verrebbero chieste pesantissime penali, decretando la fine ingloriosa del biodigestore.

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