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“Non ho pronunciato la frase estrapolata dalle carte del pm come ho appreso dalle relazioni depositate al comando della Polizia locale dagli agenti presenti presenti quella sera”.

Con queste parole il sindaco di Imperia, Claudio Scajola, commenta la notizia, diffusa nelle ultime ore dagli organi di informazione, del suo coinvolgimento in un’indagine della Procura della Repubblica di Imperia. Il primo cittadino ha ricevuto l’avviso di garanzia nel pomeriggio mostrandolo ai presenti nella sala della Provincia. La vicenda risale al 2025, quando, poco prima dell’inizio di Olioliva, Scajola avrebbe chiesto alla Polizia locale di sospendere la rimozione di alcuni scooter in sosta.

“Nulla di nuovo”, prosegue il primo cittadino. “Un copione noto e scolorito. Scopriremo se chi ha segnalato sarà riconoscibile o se, come in altri casi che mi hanno riguardato, si tratterà di una fonte confidenziale. Oggi ho ricevuto l’invito a comparire per un interrogatorio fissato al 19 novembre. Il responsabile della Polizia locale è il sindaco e ho dato un ordine a voce di non rimuovere tre scooter, almeno non subito, in quanto non intralciavano nulla. L’ufficiale di giornata è coindagato con me per aver detto di ubbidire al sindaco. Era un esposto da prendere e stracciare. Questo dirò il 19 novembre alle ore 11 in Procura. È un rito che mi sta portando a definirmi, presso la Procura di Imperia, un indagato seriale e prediletto”.

“Rispetto al profilo mediatico, o meglio: rispetto a un certo modo di fare comunicazione, non posso che constatare con profondo rammarico come siamo davanti all’ennesima fuga di notizie che riguardano indagini in corso di svolgimento e, quindi, coperte dal segreto investigativo. Tant’è vero che io stesso, pur essendo il diretto interessato, allo stato attuale, non ho diritto a esaminare ‘le carte’ raccolte dal Pubblico Ministero e, pertanto, non dispongo di alcuna contezza delle risultanze investigative sinora acquisite. Ad esempio, non so chi siano le persone già ascoltate dagli organi requirenti, quali siano state le loro ‘reazioni’, oppure come sia originata la notizia di reato a fondamento di questa (presunta) vicenda. Informazioni che non posso ancora leggere nelle carte ufficiali dell’inchiesta, ma che, ciononostante, ho comunque già appreso”, afferma Scajola, che riflette “sulla pericolosità della deriva di un sistema giudiziario che da troppo tempo tollera di essere sopraffatto da esposti, denunce anonime e segnalazioni di ogni tipo, che non hanno altra finalità (e utilità) se non quella di colpire chi è chiamato a ricoprire ruoli di responsabilità, tentandone di ostacolarne l’operato e sortendo, in concreto, l’effetto di inquinare il naturale estrinsecarsi della dialettica collettiva”.

“Una segnalazione priva di qualsiasi fondamento logico prima ancora che giuridico (come nel nostro caso), non può trovare attenzione a priori e incondizionatamente, dissipando risorse investigative pagate da noi tutti, distogliendoci da attività ben più rilevanti e macchiando pubblicamente l’immagine di un uomo delle istituzioni con meri sospetti o ricostruzioni fantasiose. Allo stesso modo, non possiamo più tollerare che chi riveste una funzione di rilievo pubblico, per ciò solo, sia condannato a vivere sotto la costante minaccia di una responsabilità oggettiva e perenne, sospesa sul proprio capo come una spada di Damocle, che valga a giustificare il suo diventare un indagato seriale”, evidenzia.

“Mi sono limitato a chiedere la sospensione delle rimozioni dei mezzi perché sulla via non sarebbero stati posizionati stand per la manifestazione e a sottolineare che nelle che se nelle ore successive tali mezzi avessero arrecato intralcio si sarebbe provveduto alla rimozione”, ricorda il sindaco Scajola. “La mia azione amministrativa è sempre stata dalla parte dei cittadini e contro ogni sopruso e anche in quella occasione ho agito con questo spirito”.

“Come è mia consuetudine, collaborerò con il Pubblico Ministero e gli investigatori per ripristinare, quanto prima, una corretta e compiuta ricostruzione dei fatti, fornendo tutte le risposte e i chiarimenti che reputeranno necessari. Lo faccio con la speranza che questa inchiesta non segua la stessa sorte che ha segnato la cosiddetta ‘vicenda Maiolino’: attendere quattro lunghi anni di indagini e di processo, con un notevole dispendio di tempo e risorse pubbliche, oltre che con mio sacrificio personale, prima che un giudice accertasse l’assoluta infondatezza dell’originaria ipotesi accusatoria. Un’accusa che, proprio come in questo caso, era fondata sul nulla”, conclude.