luciano zarbano

Cinquantamila euro di compensi professionali, che salgono a 63.440 euro con contributi previdenziali e IVA e possono superare i 67mila euro considerando i rimborsi spese. È la cifra stanziata da Marina di Imperia per la redazione del Piano economico-finanziario (PEF) alla base della gara per la concessione delle infrastrutture portuali, destinata a vincolare una parte strategica dello scalo per 63 anni, fino al 2090.

A sollevare dubbi sull’incarico e sui contenuti del documento è Luciano Zarbano, consigliere comunale di opposizione, che pone l’accento sulle verifiche effettuate sui dati utilizzati per elaborare il piano e sulle possibili conseguenze economiche per la società pubblica e per il Comune.

“Non è in discussione il diritto dei professionisti a essere retribuiti per il proprio lavoro. Si discute di che cosa la comunità abbia ricevuto in cambio di questo denaro pubblico, e con quali garanzie”, dichiara Zarbano.

Il consigliere richiama in particolare una clausola contenuta negli atti di affidamento dell’incarico. Le attività previste comprendono la raccolta di informazioni e documentazione, i calcoli e le relative note di accompagnamento, ma escludono espressamente “le verifiche su falsi/irregolarità oltre la normale diligenza”. Allo stesso tempo, viene posto a carico di Marina di Imperia, in qualità di committente, l’obbligo di trasmettere documentazione “completa ed autentica”.

“È una clausola comprensibile dal punto di vista professionale, ma il suo significato è chiaro. Il Piano è attendibile quanto lo sono i dati che la società stessa ha fornito. Nessuno degli estensori era incaricato di verificarli in modo indipendente”, sostiene il consigliere, precisando: “Non è una mia interpretazione, è scritto negli atti”.

Un secondo elemento riguarda il perimetro del Piano economico-finanziario. Secondo Zarbano, il documento descrive l’equilibrio economico dell’iniziativa concessoria, ma non affronta la situazione economico-finanziaria complessiva di Marina di Imperia.

“Come è naturale per un piano di concessione, il PEF descrive l’equilibrio dell’iniziativa e dichiara espressamente di non riferirsi alla situazione economico-finanziaria di Marina di Imperia”, afferma. “Proprio per questo manca l’altra metà del quadro. Nessun documento spiega che cosa accadrà, per oltre sessant’anni, alla società pubblica che resterà responsabile nei confronti del Comune”.

Una questione che, secondo il consigliere, assume particolare rilevanza alla luce delle condizioni finanziarie dell’ente: “E parliamo di un Comune già sottoposto a piano di riequilibrio finanziario, che non può permettersi rischi futuri sul proprio bilancio”.

Zarbano elenca quindi una serie di interrogativi che, a suo giudizio, necessitano di risposte prima di procedere con un affidamento destinato a durare oltre sei decenni: “Restano aperte domande decisive. Su quali dati si fonda l’obiettivo dell’85% di occupazione dei posti barca? Quale canone sarebbe sostenibile con l’occupazione attuale? Quanto valgono le infrastrutture già realizzate che verranno consegnate al futuro gestore, visto che non risulta presente alcuna perizia estimativa? Che cosa succederà a Marina di Imperia se le previsioni non si realizzassero?”

“Non basta rispondere che il Piano porta la firma di professionisti di livello. Una firma individua chi ha redatto il documento. Non sostituisce la verifica delle ipotesi su cui è costruito”, conclude Zarbano.