passerella roja ventimiglia

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Comitato InVentimiglia

In relazione alle ultime dichiarazioni del Sindaco ieri sulla prosecuzione dei lavori della nuova passerella sul Roja e sulla cosiddetta “messa in sicurezza” attraverso il rialzo degli argini, il Comitato InVentimiglia ritiene necessario fare chiarezza.

Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche non ha respinto il ricorso del Comitato e non ha ancora deciso nel merito delle contestazioni sollevate. L’ordinanza recentemente comunicata riguarda esclusivamente la richiesta cautelare di sospensione dei lavori. Anche la stampa precisa che si è ancora in attesa della decisione sulla domanda di annullamento degli atti impugnati.

Il Giudice delegato ha ritenuto, nella sola fase cautelare, prevalente l’interesse pubblico alla prosecuzione dell’intervento, richiamando anche il suo inserimento nel PNRR.

Questo non significa che il Tribunale abbia dichiarato la passerella sicura, né che abbia respinto nel merito le questioni tecniche e giuridiche sollevate dal Comitato.

Ed è proprio sulla sicurezza che deve tornare il confronto: affermare che un’opera è già prevista, finanziata o inserita nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non risponde alle contestazioni tecniche sulla sua sicurezza.

Il Comitato InVentimiglia ritene che Ventimiglia debba avere il suo attraversamento pedonale. Ma sosteniamo che la passerella debba essere progettata sulla base delle condizioni necessarie per garantire la sicurezza idraulica del Roja e della città.

Non può essere il fiume ad adattarsi alla passerella. Deve essere la passerella ad adattarsi al fiume.

C’erano già prescrizioni per restituire spazio al Roja

La questione della sezione del fiume non nasce con l’attuale cantiere.

Il Comitato ha richiamato precedenti provvedimenti del Tribunale delle Acque relativi al ripristino dell’alveo attivo del Roja, con la rimozione di occupazioni, parcheggi e riporti di terreno che avevano sottratto spazio al fiume.

Secondo gli elementi acquisiti dal Comitato, tali prescrizioni non sarebbero state integralmente eseguite.

Questo precedente è fondamentale perché pone una domanda che, dopo l’alluvione del 2020, non può essere elusa: quanta parte della sezione originariamente destinata al fiume è stata effettivamente restituita al Roja?

Riteniamo necessario accertare anche se il mancato completo ripristino dell’alveo abbia contribuito ad aggravare gli effetti della piena del 2020. Non affermiamo che, eseguendo quelle prescrizioni, l’alluvione non sarebbe avvenuta: chiediamo però che venga verificato tecnicamente se una maggiore sezione disponibile avrebbe ridotto livelli, rigurgiti e conseguenze dell’evento.

Dopo quello che Ventimiglia ha vissuto nel 2020, questo accertamento non può essere considerato secondario.

Dopo il 2020 ci si sarebbe aspettati ancora più spazio per il fiume

Esiste poi un altro precedente estremamente significativo.

Nel marzo 2024 l’ex Sindaco Gaetano Scullino ricordava pubblicamente che già da circa dieci anni il Piano di Bacino prevedeva la demolizione della vecchia passerella e la sua ricostruzione almeno due metri più alta rispetto al pelo dell’acqua, con i piedritti separati dalle fondazioni degli argini.

Scullino ricordava inoltre che il progetto predisposto dalla precedente Amministrazione nell’aprile 2022 era stato approvato in Conferenza dei Servizi e, secondo quanto da lui dichiarato, rispettava le condizioni tecniche introdotte dalla variante al Piano di Bacino.

Dopo la Tempesta Alex ci si sarebbe quindi aspettati un criterio ancora più prudenziale: aumentare il franco idraulico e mantenere quanto più possibile libera la sezione del Roja, realizzando una passerella priva di pilastri in alveo.

La soluzione oggi in costruzione va invece in una direzione che riteniamo debba essere attentamente riesaminata.

Una pila di 3,10 metri nell’alveo, oltre a due cospicue spalle laterali

La nuova passerella prevede una pila centrale nell’alveo larga circa 3,10 metri, alla quale si aggiungono due cospicue spalle laterali.

Il confronto con la vecchia passerella Squarciafichi è significativo. La vecchia struttura, poi travolta dalla piena del 2020, presentava cinque pile di dimensioni assai più contenute, indicativamente nell’ordine di circa un metro.

Non basta quindi dire che la nuova passerella avrà una sola pila mentre quella precedente ne aveva cinque.

Occorre valutare la dimensione e la posizione degli ostacoli, la sezione effettivamente disponibile al deflusso e soprattutto il comportamento dell’opera durante una piena in presenza di tronchi, vegetazione, detriti e altro materiale flottante.

La domanda che poniamo è semplice:

se la forza del Roja nel 2020 è riuscita a portare via una passerella sostenuta da cinque pile relativamente contenute, perché dopo quell’esperienza si sceglie di collocare proprio nell’alveo una pila centrale di ben 3,10 metri, oltre a due importanti spalle laterali?

Non siamo gli unici ad aver posto questa questione. Già nel marzo 2024 Scullino contestava pubblicamente il nuovo pilone in alveo, sostenendo che il relativo rigurgito avrebbe potuto aggravare le criticità dell’ostruzione parziale della barra fociva.

Alla sezione già ridotta si aggiungono le opere del cantiere

A questa situazione si è aggiunto il cantiere attuale e, in particolare, il guado provvisorio e le ulteriori opere realizzate o previste nell’alveo.

Non è una definizione inventata dal Comitato: la stessa ordinanza del TSAP dà atto che la nostra richiesta cautelare riguardava espressamente il “guado provvisionale” e le opere “strettamente interferenti con la sezione di deflusso”, oltre all’avvio di fondazioni, palificazioni profonde e consolidamenti arginali interferenti con alveo e sponde.

Si pone pertanto una questione complessiva: a una sezione che il Comitato ritiene già ridotta rispetto a quella che avrebbe dovuto essere restituita al fiume si aggiungono ulteriori interferenze derivanti dal cantiere e, successivamente, quelle permanenti della nuova passerella.

Anche le autorizzazioni regionali devono essere chiarite

Per questo riteniamo necessario verificare anche il ruolo della Regione Liguria nell’autorizzazione degli interventi.

La domanda è precisa: prima di autorizzare opere che interessano l’alveo, è stato verificato se fossero state integralmente attuate le precedenti prescrizioni relative al ripristino della sezione del Roja?

E ancora: sono stati valutati insieme la situazione reale dell’alveo dopo il 2020, le occupazioni preesistenti, il guado, le opere di cantiere, le spalle laterali, la pila centrale e gli effetti del trasporto di materiale flottante?

È proprio per questo che il Comitato ha richiamato anche il R.D. 25 luglio 1904 n. 523, normativa fondamentale in materia di polizia idraulica, chiedendo al TSAP di Roma et alla Procura d’Imperia di verificare la conformità delle opere e delle autorizzazioni. La questione della riduzione e dell’interferenza con la sezione di deflusso è già tra gli elementi sottoposti agli accertamenti richiesti.

Quelli che vengono chiamati “argini” sono rialzi murari di soli 50 centimetri

C’è poi un altro punto sul quale chiediamo precisione, perché le parole utilizzate possono dare ai cittadini una percezione diversa dell’intervento realmente previsto.

Il Sindaco ha dichiarato che si andrà avanti anche con la costruzione degli “argini”, affermando che mettere in sicurezza il Roja significa proteggere Ventimiglia e i suoi cittadini.

Ma occorre spiegare che cosa si intenda concretamente con la parola “argini”.

Per quanto risulta dalla documentazione tecnica esaminata dal Comitato, non stiamo parlando della costruzione di nuovi grandi argini dimensionati come imponenti opere idrauliche: si tratta, nei tratti interessati, di rialzi murari che arrivano anche a soli 50 centimetri rispetto alle quote esistenti.

Chiamarli genericamente “nuovi argini” rischia quindi di far immaginare alla popolazione un’opera molto diversa.

E soprattutto occorre dimostrarne l’effettiva capacità di resistere alle condizioni estreme che possono verificarsi alla foce del Roja.

Il nostro tecnico ha evidenziato la necessità di verificare anche la resistenza di questi manufatti alle sollecitazioni idrauliche, perché non basta aggiungere alcune decine di centimetri a un muro per poter automaticamente parlare di messa in sicurezza.

Cinquanta centimetri in più non possono diventare, per il solo fatto di essere chiamati “argine”, una garanzia di sicurezza.

Siamo alla foce di un fiume sottoposto contemporaneamente alla pressione delle piene e all’azione del mare. Occorre considerare il moto ondoso, la risalita marina, il rigurgito, la barra fociva, il trasporto di sedimenti e materiale flottante e anche il comportamento della falda.

Gli eventi del febbraio 2026 hanno ulteriormente posto all’attenzione del Comitato proprio il rapporto tra fiume, mare, foce e falda.

Per questo un rialzo murario di 50 centimetri, considerato isolatamente, non può essere presentato come dimostrazione della messa in sicurezza del tratto terminale del Roja. Deve essere dimostrato, attraverso una valutazione idraulica complessiva, che l’intero sistema sia in grado di affrontare gli scenari di rischio.

Il problema non si risolve restringendo il fiume e alzando i muri

Questo è il punto centrale della nostra posizione.

Se nel corso degli anni è stata sottratta sezione al fiume; se precedenti prescrizioni ne chiedevano il ripristino; se il 2020 ha dimostrato quale forza possa raggiungere il Roja; se oggi il cantiere introduce ulteriori interferenze nella sezione di deflusso; e se la nuova passerella prevede una pila centrale di 3,10 metri e importanti spalle laterali, non possiamo considerare sufficiente aggiungere 50 centimetri a dei muri e dichiarare risolto il problema della sicurezza.

Il principio dovrebbe essere esattamente opposto:

restituire prima al Roja tutta la capacità di deflusso necessaria e soltanto dopo progettare le opere compatibili con quella sezione.

Per il Comitato esistono alternative.

Per il Comitato esistono alternative concrete che meritano almeno di essere studiate e confrontate.

Una prima soluzione è realizzare una passerella con adeguato franco idraulico, più elevata e completamente priva di pilastri in alveo, con le spalle collocate in modo da non compromettere la sezione utile del fiume.

Una seconda soluzione, più complessiva, è quella elaborata dal Comitato per intervenire direttamente sulla sicurezza del tratto terminale del Roja: abbassare di alcuni metri l’alveo di magra, recuperando profondità, capacità di invaso e una maggiore sezione disponibile per l’acqua, anziché continuare a restringere il fiume e tentare successivamente di contenerlo attraverso rialzi murari.

Questa soluzione consentirebbe di creare nel tratto terminale un bacino fluviale più profondo e capace, restituendo al Roja maggiore volume disponibile e aumentando il franco rispetto agli attraversamenti.

Ma l’abbassamento dell’alveo deve necessariamente essere studiato insieme al problema opposto: la possibile risalita del mare verso il fiume. Per questo la proposta del Comitato prevede anche un’opera di protezione e regolazione alla foce, con un molo di difesa, da progettare in funzione del moto ondoso e della risalita marina, così da proteggere il tratto urbano dall’ingresso del mare.

Non presentiamo questa proposta come una soluzione già definitivamente progettata: chiediamo che venga studiata, modellata e confrontata tecnicamente con quella attualmente scelta dall’Amministrazione.

Perché il principio rimane lo stesso: prima si stabilisce quale configurazione del Roja garantisca la maggiore sicurezza possibile alla città; poi si costruisce la passerella compatibile con quella configurazione. Non il contrario.

La sicurezza del Roja è interesse pubblico

Infine, respingiamo l’idea che in questa vicenda esista da una parte l’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera e dall’altra un interesse particolare del Comitato a fermarla.

Anche noi stiamo difendendo un interesse pubblico. E forse il più importante: la sicurezza delle persone e della città.

Chiedere che siano verificati la sezione del fiume, le precedenti prescrizioni, il guado, le autorizzazioni, la pila centrale, le spalle, le palificazioni, i materiali flottanti, la foce, la falda e l’effettiva efficacia dei rialzi murari significa chiedere che un’opera pubblica venga realizzata senza aumentare il rischio idraulico.

Il giudizio di merito davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche deve ancora essere deciso.

Il rigetto della richiesta cautelare non può quindi essere trasformato in una certificazione definitiva della sicurezza o della legittimità dell’opera.

La passerella si può e si deve realizzare. Ma prima viene la sicurezza del Roja.

Deve essere la passerella ad adattarsi al fiume, non il fiume ad essere adattato alla passerella.

Comitato InVentimiglia
Mariano Schiavolini – Presidente

4 settembre 2026