Dopo 21 anni il Bar Trieste cambia gestione: si chiude così un capitolo di storia recente per uno dei punti di riferimento del quartiere sanremese. Il locale di via Dante Alighieri è diventato nel tempo luogo di incontro per gli abitanti della zona, per i lavoratori e, in particolare, per medici e infermieri del vicino ospedale.
A raccontare la sofferta decisione è Claudio Ciuffodoro, che ha trascorso dietro il bancone più di due decenni, vivendo al suo interno i grandi cambiamenti della vita.
“A malincuore abbiamo preso questa decisione perché eravamo un po’ stanchi”, racconta Ciuffodoro. “Abbiamo dedicato tutte le nostre energie a questo locale, che è stata un’esperienza meravigliosa e ci ha dato tutto. Sono arrivato qua quando avevo 27 anni, mi sono sposato, ho avuto un figlio, abbiamo festeggiato qua dentro il mio matrimonio e la nascita di mio figlio. Abbiamo fatto tante bellissime feste di Natale con tutti i clienti. Adesso è arrivato il momento di riposarsi un pochettino”.
Il Bar Tabaccheria Trieste in questi 21 anni è diventato qualcosa di più di un semplice esercizio commerciale. Il rapporto con i clienti e con il quartiere si è trasformato, nel tempo, in un legame quotidiano, fatto di consuetudini e conoscenze personali.
“Abbiamo le chiavi di tutti i nostri clienti, abbiamo la massima fiducia di questo rione e siamo un po’ il punto d’incontro di questo quartiere. Infatti, quando siamo chiusi noi sono tutti disperati”, sorride. “Abbiamo tutti i nostri clienti dell’ospedale che, prima di prendere servizio, passano qua per fare colazione. Qua è famiglia, è proprio famiglia. Ci vediamo tutti i giorni, due o tre volte al giorno, con i clienti. È un bel clima: si lavora, ma non si pensa al lavoro, si ride, si scherza”.
Ciuffodoro racconta poi l’apertura del locale, ricordando in particolare l’aiuto ricevuto da tanti amici che vennero a dargli una mano nei modi più disparati, anche dando il bianco dopo lavoro. Da allora sono tanti i ricordi custoditi all’interno del bar. Soprattutto quelli dei primi anni, quando il locale era ancora meno frequentato e alcune compagnie trascorrevano al bar intere giornate.
“Non sapevo neanche come fare la tabaccheria perché sono più barista che tabaccaio”, spiega, “e i miei clienti, che sono come dicevo amici, mi hanno dato una grossa mano e hanno fatto un capolavoro. Si sono prestati, ognuno ha messo del suo e, come al solito, quando faccio qualche lavoro loro arrivano e mi danno una mano. Ho dei ricordi molto belli. All’inizio, quando ancora il locale era un po’ vuoto, avevo delle compagnie qua che passavano le giornate. Facevamo tornei di briscola, poi purtroppo con gli anni le carte sono state tolte, ma sono stati dei siparietti che solo chi vive in periferia può capire. Erano momenti di tornei, passavamo le serate qua insieme ai nostri clienti a divertirci”.
In questi 21 anni non sono mancati momenti ed episodi piuttosto singolari bizzarri, come ci dice lo stesso Ciuffodoro: “Una volta un cliente mi è arrivato praticamente solo con il camice dell’ospedale, nudo, con la flebo ancora attaccata. Era scappato e si è trovato qua a chiedermi un caffè con la flebo e il sedere di fuori. È stato un momento imbarazzante. Si è preso il caffè tranquillamente, come se niente fosse, con la flebo e il camice. È stato un momento particolare”.
Nel bilancio di questi 21 anni, Ciuffodoro mette al primo posto le persone che hanno condiviso con lui questo lungo percorso professionale, riconoscendo nel lavoro di squadra uno degli elementi fondamentali della sua esperienza.
“Io sono famoso per aver avuto un grande staff. Devo tutto al mio staff, ho avuto la fortuna di non averne mai sbagliato nessuno. Erano tutte persone per bene nella loro vita e qua erano dei professionisti. Io devo tutto a loro, proprio tutto. Non si sono mai risparmiati con me, sono stati incredibili. Elena, il mio braccio destro, mia cognata che è sempre stata al mio fianco, Alissa, Simone, Massimo e tutti coloro che negli anni hanno contribuito alla vita del locale. Ognuno mi ha dato qualcosa di diverso e quindi devo ringraziare loro e poi ringraziare la mia clientela. Erano proprio gente perbene, che andava a lavorare, ci si divertiva, si scherzava. È stato incredibile”.
Ora per Ciuffodoro e la sua famiglia si apre una nuova fase. Con il termine dei lavori e il passaggio della gestione del bar, verrà mantenuta infatti la tabaccheria, che rimarrà affiancata al locale.
“L’obiettivo è gestire la nostra tabaccheria, io, mia moglie e mia cognata, cercando più la tranquillità. Resteremo attaccati al Bar Trieste e sempre pronti a dare una mano a Davide Stamilla, che per me è un fratello, anche se so benissimo che non ne ha bisogno. Nel caso però sarò sempre pronto, perché sono legato a lui e al mio caro locale. Per il futuro resta invece una domanda aperta”, conclude.
Nel video servizio a inizio articolo l0intervista completa a Ciuffodoro.




