festival cervo

Si chiude il sipario sul Festival Internazionale di Musica da Camera di Cervo 2026. Alla sua 63esima edizione la rassegna musicale, creata nel 1963 da Sándor Végh, ha accolto quest’anno diverse novità che hanno trovato positivo riscontro tra il pubblico. Per la prima volta, il Festival è stato accompagnato da un titolo che ne ha riassunto l’intento narrativo. “L’arte del dialogo” è stato il filo conduttore tematico che ha accompagnato tutti i 15 concerti in programmazione, susseguitisi tra la celebre piazza dei Corallini e altri luoghi suggestivi di Cervo, come il Parco del Ciapà o l’Oratorio di Santa Caterina. Dialogo come ascolto tra artisti, generi musicali, storie e tradizioni, ma anche tra palcoscenico e spettatori, in un rapporto che da sempre, per la particolare conformazione del borgo di Cervo, risulta affascinante e ricco di stimoli grazie alla possibilità di assistere ai concerti dal vivo a pochi metri dal palco, sulla scalinata della scenografica chiesa barocca di San Giovanni.

Il pubblico, quest’anno, ha visto una decisa crescita numerica arrivando a sfiorare i 3500 spettatori, con un ritorno economico che ha superato le previsioni di inizio stagione. Un successo che è sì quantitativo, come testimoniano i numeri sull’affluenza, ma si lega anche e soprattutto a un racconto coinvolgente, costruito in sinergia con la nuova direzione artistica per allargare i target interessati incuriosendo, proponendo novità, consentendo l’incontro con grandi nomi e con giovani talenti carismatici e affermati sulla scena internazionale. “L’Arte del Dialogo” ha permesso di dare spazio a un elemento particolarmente rilevante nella progettazione del Festival 2026, ovvero la costruzione di un filo conduttore capace di mettere in relazione i diversi appuntamenti in cartellone, così da proporre agli ascoltatori una narrativa complessiva riconoscibile, che ha connotato la 63esima edizione del Festival.

Tra i concerti proposti in cartellone sono stati diversi i sold out con oltre 350 spettatori, a partire dalla serata di lancio del 10 luglio, con Paolo Fresu e Pierpaolo Vacca. Il tutto esaurito si è registrato anche con il concerto di Paolo Jannacci e quello del duo Fabrizio Bosso e Bebo Ferra. Momenti numericamente significativi che raccontano di un’intera stagione caratterizzata da altissime affluenze e da un’inedita fidelizzazione del pubblico residente in zona. Da sempre contraddistinto dalla massiccia presenza di spettatori stranieri e di turisti – Cervo ha raggiunto non a caso il 98% di occupazione delle strutture ricettive nel periodo estivo, distinguendosi sul territorio regionale – il Festival ha registrato quest’anno una presenza notevole di spettatori stabili sul territorio.

“Molti spettatori locali sono tornati più volte nel corso della stagione – racconta il direttore artistico Michel Balatti, alla sua prima prova alla guida dell’impegnativa e complessa macchina organizzativa del Festival – Ci sembra un segnale importante per una manifestazione che, pur godendo da sempre di un indiscusso prestigio internazionale, aveva individuato proprio nel radicamento territoriale un margine di incremento. La fidelizzazione che abbiamo notato in questo 2026 è un segnale importante che ci fa capire di aver imboccato un percorso virtuoso e di aver posto le basi per costruire un rapporto sempre più stretto con la comunità locale, pur mantenendo il respiro internazionale della proposta artistica”.

Il Festival ha accolto quest’anno 32 artisti provenienti da Italia, Cina, Stati Uniti, Francia, Irlanda e Corea del Sud. Tra questi, particolarmente significativa la presenza di giovani: 16 artisti coinvolti – la metà esatta del totale – ha meno di 35 anni, un segnale concreto di attenzione alle nuove generazioni. A questo si affianca un altro primato del Festival che, per la prima volta nella sua lunga storia, ha commissionato e ospitato in prima esecuzione assoluta quattro nuove opere di compositori under 35. Un investimento concreto nella creatività contemporanea, ma anche un progetto fondato sul dialogo tra compositori e interpreti di una nuova generazione: un confronto diretto, fatto di ascolto, scambio e collaborazione, che ha permesso alle nuove opere di nascere in relazione con chi le avrebbe portate sul palcoscenico. È in questo rapporto vivo tra chi crea e chi interpreta che il Festival ha scelto di guardare al futuro, raccogliendo e rinnovando l’eredità preziosa del suo fondatore.

“Questa edizione del Festival di Cervo si chiude con un bilancio positivo per tanti motivi – così la sindaca di Cervo Lina Cha – La novità del 2026 è stata la direzione artistica di Michel Balatti, significativo momento di evoluzione della storia di questa storica manifestazione ligure, che ha trovato conferma nella qualità della programmazione e nella risposta positiva del pubblico. Non celebreremmo questo successo senza la rete di collaborazioni che hanno permesso di portare avanti il progetto del Festival 2026: dai prestigiosi concorsi musicali internazionali alle istituzioni pubbliche, tra cui Regione Liguria, senza dimenticare gli sponsor commerciali. Quest’anno il Festival è riuscito a cambiare mantenendo la sua identità, un’evoluzione che speriamo ci accompagni in un futuro fatto sempre più di spazi culturali aperti e condivisi”.