Passato Ferragosto, dopo settimane caratterizzate da temperature particolarmente elevate, le previsioni indicano un progressivo calo delle temperature, con un ritorno verso condizioni più miti.
Il cambiamento del quadro meteorologico, tuttavia, non cancella le criticità accumulate durante una lunga fase di caldo intenso. A pesare è soprattutto la persistente carenza d’acqua, che continua a farsi sentire sul territorio e a rappresentare un problema nonostante l’atteso ridimensionamento delle temperature.
In valle Arroscia situazione interessa pascoli e alpeggi, dove in alcuni casi si è reso necessario intervenire per garantire l’approvvigionamento idrico, ma riguarda anche l’agricoltura e la gestione delle emergenze, a partire dal rischio incendi.
È in questo contesto che Enrico Pira, sindaco di Pieve di Teco e recentemente eletto presidente dell’Unione dei Comuni dell’Alta Valle Arroscia, individua nella realizzazione di una rete di piccoli invasi una possibile risposta alla crescente criticità legata alla disponibilità d’acqua.
“Oggi abbiamo dei problemi da affrontare che sono ancora più onerosi dal punto di vista organizzativo ed economico. Li affronteremo con l’Unione dei Comuni”, spiega Pira. “Nella prima riunione, che si è svolta la settimana scorsa, ho enunciato quali siano i progetti che tenderei a proporre ai colleghi e, in particolare, penso sia importante valutare per tutta la nostra valle e per le valli laterali del nostro comprensorio la possibilità di generare un sistema di piccoli invasi”.
L’ipotesi nasce anche dalle difficoltà legate alla realizzazione di infrastrutture di dimensioni maggiori.
“Proporre grandi invasi incontra delle difficoltà, anche per i timori che sono ancora nella nostra storia, per il disastro del Vajont di circa 60 anni fa. Ma piccoli invasi si rendono necessari ed è talmente evidente che in questi giorni ce n’è una drammatica testimonianza”, dichiara.
Il problema si manifesta innanzitutto negli alpeggi, dove la disponibilità d’acqua non è sufficiente per le attività legate alla pastorizia.
“Nei pascoli e negli alpeggi manca l’acqua, si stanno scavando dei pozzi per poter dare acqua agli animali all’alpeggio. Fortunatamente non abbiamo avuto incendi particolarmente rilevanti, ce n’è stato uno a Rezzo dieci giorni fa, ma per spegnere gli incendi è necessaria l’acqua, sono necessari canadair ed elicotteri, ma non abbiamo più una fonte di approvvigionamento. Ogni corsa presuppone quindi di tornare sulla costa per caricare l’acqua in mare e fornire questi servizi”, sottolinea il primo cittadino. “Questi invasi potrebbero consentire di avere acqua all’occorrenza, produrre energia con centraline idroelettriche ad alta performance, che adesso sono disponibili sul mercato e che possono essere collegate per caduta agli invasi che dobbiamo generare sul territorio”.
La situazione, secondo il sindaco, non sarebbe legata tanto alla mancanza di precipitazioni invernali o primaverili, quanto alle temperature elevate che hanno caratterizzato l’estate.
“Il problema è che con temperature di questo genere, che stiamo verificando quotidianamente ormai da due mesi, non riusciamo a far fronte alla carenza di acqua. Non è mancata la neve, anzi quest’anno dal punto di vista nevometrico è stato un anno eccezionale, e non sono mancate le precipitazioni in primavera. Però le temperature elevate sciolgono non solo i nevai, ma anche i ghiacciai e non mantengono quella necessaria riserva d’acqua di cui facciamo uso durante i mesi estivi”, afferma.
Parallelamente, il tema degli invasi è già entrato nel confronto tra territori.
“La nostra Provincia, nella figura del suo presidente, l’onorevole Claudio Scajola, ha fatto una bozza di accordo con il governatore della Regione Piemonte per lo studio di invasi, che consentano di fornire al basso Piemonte e alla nostra regione i necessari approvvigionamenti idrici. Questi sono discorsi che richiederanno del tempo, ma che devono essere assolutamente affrontati”, conclude il presidente dell’Unione dei Comuni.







