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Basta pronunciare il suo nome perché a Imperia riaffiorino ricordi, immagini e profumi, in particolare quello dello Stoccafisso all’Onegliese. La ‘Giuvanina’ non è soltanto una gigantesca pentola: è diventata uno dei simboli della Festa di San Giovanni- Ineja e della città stessa. Dietro quella struttura imponente si nasconde una storia fatta di intuizione, ingegno, volontariato e amore per le tradizioni.

A raccontarla ai microfoni di Riviera Time è chi quella storia l’ha scritta in prima persona: il Commendatore Sergio Lanteri, all’epoca presidente del Comitato San Giovanni e Tradizioni Onegliesi (e oggi Presidente onorario) e dell’Accademia dello Stoccafisso, ideatore della pentola che negli anni è diventata una vera leggenda capace di conquistare persino un Guinness World Record. 

Le parole di Sergio Lanteri

L’idea nacque da un’esigenza precisa: creare una struttura capace di cucinare enormi quantità di Stoccafisso all’Onegliese, seguendo fedelmente la ricetta tradizionale, per soddisfare le migliaia di persone che ogni anno partecipano alla festa. “Avevo tre negozi di gastronomia, uno era dedicato ai piatti pronti della tradizione. Il mercoledì preparavamo le trippe, il venerdì lo stoccafisso. Quest’ultimo lo cucinavamo seguendo una ricetta particolare che ci era stata tramandata da due anziane pesciaie di Oneglia. Era una ricetta molto semplice, molto magra, che abbiamo poi perfezionato nel tempo, fino a farla diventare quella che ancora oggi viene identificata come lo Stoccafisso all’Onegliese. A un certo punto le pentole del negozio non bastavano più per soddisfare le richieste”, ricorda Sergio Lanteri.

“Decisi di portare questa ricetta anche all’interno del Comitato San Giovanni“- ha proseguito. “Volevo che ogni edizione della festa avesse una novità, un piatto capace di richiamare le persone. Lo stoccafisso ebbe subito un enorme successo: nel 1995-1996 cucinavamo già quattro grandi pentole e ancora non erano sufficienti. Fu allora che mi venne l’idea di realizzare una pentola gigante. Andai sul campo insieme al responsabile dei fuochi del Comitato San Giovanni, piantammo un chiodo al centro del terreno e, con una corda, disegnammo un grande cerchio. Quello sarebbe diventato il diametro della ‘Giuvanina’”.

La ‘Giuvanina’

La storia

Attorno a quel progetto si formò una squadra composta da tecnici, artigiani e volontari. Alla progettazione collaborarono anche Bruno Zanelli e Aldo Alassio, soci del Comitato San Giovanni, che si dedicarono in particolare allo studio e alla realizzazione del complesso sistema di fuochi necessario per alimentare una struttura di dimensioni eccezionali.

La costruzione della ‘Giuvanina’ fu affidata alla TVS Group di Fusignano (Pesaro). Il delicato trasporto fino a Imperia venne seguito da Franco Damonte e Roberto Podestà, anch’essi soci del Comitato San Giovanni, mentre l’assistenza tecnica fu garantita dall’Officina Combi.

Un’opera di questa portata richiese naturalmente anche rigorosi controlli di sicurezza. L’ingegner Natale Inzaghi, allora Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco, verificò personalmente l’intero impianto, indicando gli accorgimenti necessari insieme agli ingegneri Lucio Anselmi e Italo Marvaldi. Quest’ultimo, attraverso l’Officina Marvaldi, contribuì inoltre alla realizzazione della struttura interna ed esterna della pentola. La realizzazione dei fuochi fu invece affidata a Marco Macchi e Angelo Macchi.

Determinante fu anche il sostegno di importanti sponsor che credettero fin dall’inizio nel progetto: Fratelli Carli, il presidente della Marina di Santo Stefano Gianni Cozzi e Assonautica Italiana, con la collaborazione del dottor Giorgio Marziano.

Un pentola da record- Il Guinness e Place Masséna

La notorietà della ‘Giuvanina’ supera presto i confini della città. Nel 1999 la gigantesca pentola entra ufficialmente nel Guinness World Record, cucinando 11 quintali e 72 chilogrammi di Stoccafisso all’Onegliese, pari a 1.172 chilogrammi, in un’unica preparazione.

Ma, per Sergio Lanteri, il risultato più straordinario arriva qualche tempo dopo. L’esperienza che ricorda con maggiore soddisfazione è infatti quella vissuta a Nizza, nei pressi di Place Masséna, dove la squadra del Comitato riuscì a preparare addirittura 16 quintali di Stoccafisso all’Onegliese, servendo circa 6.000 persone. “Superammo persino il quantitativo del Guinness. Per noi quello rimane il vero record della squadra”, racconta con orgoglio.

Simbolo di Ineja

Oggi la ‘Giuvanina’ è il simbolo di una comunità che ha saputo fare squadra, mettendo insieme competenze, volontariato e passione per custodire una delle ricette più rappresentative del territorio. Per anni quella gigantesca pentola ha contribuito a far conoscere Imperia ben oltre i confini della Liguria, portando nelle piazze italiane e all’estero la tradizione dello Stoccafisso all’Onegliese. Oggi, è proprio lei ad accogliere i visitatori all’ingresso dell’area della Festa di San Giovanni 2026.

Stoccafisso all’Onegliese

“Siamo stati invitati in tantissime manifestazioni internazionali per preparare la nostra ricetta dello Stoccafisso all’Onegliese. Una ricetta che per noi rappresenta un patrimonio importante e che è stata la prima a ottenere il riconoscimento della De.Co. di Imperia, con la denominazione De.Co. 001. È stato un motivo di grande orgoglio. Siamo stati la prima associazione italiana a ricevere un finanziamento dallo Stato norvegese, grazie anche all’interessamento dell’ambasciatrice”, ha concluso.

Nel video-servizio a inizio articolo l’intervista integrale a Sergio Lanteri. Le fotografie storiche sono state gentilmente concesse dallo stesso Lanteri, che ringraziamo per la disponibilità.