Nella mattinata di oggi, su disposizione del Gip del Tribunale di Imperia, i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Emanuela Aiello e Manuel Iannuzzi, nell’ambito dell’ inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni trovata senza vita nella notte tra l’8 e il 9 febbraio scorso a Bordighera.
I due sono ora accusati di maltrattamenti continuati e pluriaggravati, reato contestato in relazione a una condotta che, secondo la Procura, avrebbe portato alla morte della minore.
La vicenda era già al centro dell’attenzione investigativa nei mesi scorsi.
Nel mese di febbraio era stata eseguita l’autopsia sul corpo della bambina, affidata al professor Francesco Ventura, direttore della Medicina Legale del Policlinico San Martino di Genova. Sul corpo della piccola erano state riscontrate lesioni ed ecchimosi ritenute incompatibili con la versione inizialmente fornita dalla madre, secondo cui la bambina sarebbe caduta accidentalmente.
Questa mattina poi il procuratore Alberto Lari ha spiegato come l’evoluzione delle indagini abbia portato a una diversa qualificazione giuridica dei fatti.
“Siamo passati da una contestazione originaria di omicidio preterintenzionale aggravato a quella di maltrattamenti aggravati sia dall’età della vittima sia dall’evento morte della minore”, ha spiegato. “Pur non essendo ancora state depositate le relazioni definitive del Ris e del consulente medico legale, abbiamo ritenuto di dover accelerare la richiesta di misura cautelare perché il materiale probatorio raccolto appariva già ampio e particolarmente significativo”.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il decesso della bambina si inserirebbe in un contesto di maltrattamenti protratti nel tempo. L’ordinanza del Gip, composta da 33 pagine, parla di un quadro caratterizzato da “regime di vessatoria prevaricazione” e da condotte definite “sevizie” e poste in essere con “crudeltà”.
Gli elementi raccolti comprendono sequestri di telefoni cellulari, copie forensi dei dispositivi, analisi dei tabulati telefonici, acquisizione delle immagini di videosorveglianza e numerosi accertamenti tecnici, ricostruendo gli spostamenti degli indagati e delle tre figlie minori della donna.
Particolarmente rilevanti sono state le dichiarazioni delle due sorelle maggiori di Beatrice, oggi seguite in una struttura protetta. Secondo quanto riferito dalla Procura, le bambine hanno progressivamente raccontato una realtà diversa rispetto a quella emersa nelle prime fasi dell’inchiesta.
“Le dichiarazioni delle ragazze sono perfettamente corrispondenti rispetto a quanto risulta dai telefoni, dalla videosorveglianza e dai tabulati”, ha continuato Lari. “Gli psicologi che le seguono parlano di un miglioramento significativo e di una nuova consapevolezza rispetto al contesto in cui vivevano. Non emerge, a quanto ricostruito ad ora, alcun intento di rivalsa, ma la volontà di raccontare la verità per rendere giustizia alla sorella”.
Tra gli elementi considerati dagli investigatori figurano anche fotografie e video rinvenuti nel telefono di Iannuzzi, dove sono state rinvenute foto e video, che ritraggono la piccola con evidenti segni di percosse o in situazioni definite molto degradanti.
Le indagini hanno ricostruito numerosi episodi di presunti maltrattamenti e una situazione di forte degrado familiare.
L’autopsia, nelle sue risultanze preliminari, ha individuato come causa del decesso un trauma cranico provocato da un corpo contundente. Sempre secondo gli accertamenti medico-legali, la morte sarebbe avvenuta diverse ore prima della richiesta di soccorso effettuata dalla madre.
“La bambina era già deceduta quando è stata effettuata la telefonata al 118”, ha dichiarato Alberto Lari. “Secondo la consulenza preliminare vi era già il rigor mortis e tutta l’attività successiva sarebbe stata finalizzata a simulare un tentativo di soccorso e a far apparire il fatto come avvenuto in un luogo diverso rispetto a quello in cui si era realmente verificato”.
Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Simone Martano, che ha illustrato le modalità dell’operazione eseguita nelle prime ore della mattina.
“Si è trattato di un’indagine particolarmente impegnativa anche dal punto di vista umano”, ha dichiarato Simone Martano. “Un caso del genere ha richiesto la massima attenzione a ogni dettaglio. Per l’arresto di Iannuzzi è stato predisposto un dispositivo di sicurezza rafforzato: l’abitazione è stata circondata e all’alba è stata eseguita l’irruzione con il supporto di una squadra operativa specializzata. L’intervento si è concluso senza incidenti, ma le attività investigative proseguiranno perché l’indagine non può ancora considerarsi conclusa”.
La Procura ha confermato che ulteriori approfondimenti sono in corso e che si attendono ancora gli esiti definitivi delle consulenze tecniche e degli accertamenti scientifici effettuati dal Ris di Parma.





