deborah bellotti

In occasione della Giornata Internazionale contro l’omolesbobitransfobia (IDAHOBIT), la consigliera comunale del Partito Democratico di Imperia, Deborah Bellotti, interviene con una riflessione sui dati relativi a violenze e discriminazioni e sulle iniziative istituzionali legate al tema.

“Oggi ricorre la Giornata contro l’omolesbobitransfobia, una data che non Ăš una formalitĂ : i numeri ci ricordano ogni anno perchĂ© esiste”, esordisce Bellotti.

La consigliera richiama il report 2026 di Arcigay che “conta 127 storie di violenza e discriminazione in Italia in un solo anno: 46 aggressioni fisiche, 37 episodi di discorso d’odio politico o istituzionale, 19 casi di violenza contro persone transgender”.

Bellotti evidenzia anche i dati relativi ai giovani: “L’85% dei minori che contattano Gay Help Line ha subito almeno una forma di violenza. Il 40% degli under 26 riferisce maltrattamenti dopo il coming out, spesso in famiglia. Il 64% dei casi riguarda discriminazioni sul lavoro. Un fenomeno strutturale che, in troppi casi, arriva fino al suicidio o all’omicidio”.

La consigliera cita poi le iniziative svolte a Genova: “A Genova, ieri sera, oltre 1.000 persone si sono sedute a tavola insieme in piazza De Ferrari per la Colorata Cena, con il patrocinio del Comune e la presenza della sindaca Silvia Salis. Il Comune di Genova ha aderito ufficialmente all’IDAHOBIT anche con un convegno istituzionale. Un segnale chiaro di cosa significa per un’amministrazione stare dalla parte giusta”.

“Ad Imperia, invece, oggi sul sito del Comune, sul palazzo del Comune e in città non c’ù traccia di questa giornata”, sottolinea.

Bellotti ricorda inoltre l’adesione dell’ente alla rete RE.A.DY: “Eppure il Comune di Imperia ha aderito alla rete nazionale di pubbliche amministrazioni impegnate contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Quella mozione, che ho presentato a dicembre 2024, era stata approvata in consiglio comunale”.

“L’avevo presentata convinta che potesse essere un punto di partenza, non un punto di arrivo. Un impegno reale verso le persone LGBTQIA+ di questa città, non un atto simbolico da archiviare in un cassetto. Evidentemente mi sbagliavo”, aggiunge.

Secondo la consigliera, l’adesione comporterebbe obblighi concreti: “Aderire alla rete RE.A.DY comporta obblighi precisi: sensibilizzare la cittadinanza, promuovere iniziative, dare visibilità alle giornate internazionali. Oggi il Comune di Imperia non ha fatto nulla di tutto questo. Nemmeno un post, una parola, un’azione”.

“Chiedo all’amministrazione di spiegare ai cittadini, e in particolare alle persone LGBTQIA+ di questa cittĂ , cosa significa per loro quella adesione. PerchĂ© se non Ăš un impegno vero, Ăš solo un’occasione persa”, conclude.