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Il Casinò di Sanremo ospita da questo pomeriggio la mostra itinerante “Catalogo dei divani leggendari – Le copertine di Boudoir messe a nudo”, un progetto espositivo che ripercorre quattordici anni di attività della rivista satirica Boudoir. Un percorso tra immagini, copertine e autori che hanno contribuito a costruire l’identità del progetto editoriale.

A spiegare l’origine del simbolo centrale della rivista è il vignettista Alessandro Prevosto, in arte Palex.

“Quando cercavamo un nome di questa rivista”, racconta, “Carlo Squillante, che era stato uno dei grandi umoristi italiani, ebbe questa idea, come ho già avuto modo di spiegare, di pensare al ‘divano di De Sade’, che arriva dalla filosofia del pudore ed è inteso proprio come postribolo. Però l’idea, secondo me geniale di Carlo, è stata quella di stravolgere la parola”.

Un’intuizione diventata nel tempo un segno distintivo del progetto editoriale. “E infatti noi ogni volta che diciamo ‘vai a cercare’, la gente poi la scrive in francese e non lo troverà mai. Però è una scommessa, una cosa che abbiamo iniziato quasi per gioco e che dura da 14 anni”, aggiunge Palex.

Agli inizi, spiega ancora il vignettista, il progetto prevedeva anche un coinvolgimento diretto di autori internazionali. “All’inizio un’altra idea di Carlo Squillante era quella di far realizzare un divano personalizzato a vari autori internazionali e nazionali. Alla partenza c’eravamo io, Dino, il direttore insieme a noi, Marco De Angelis come caporedattore e Laura Lapis come coordinatrice. Abbiamo pensato: ‘abbiamo dieci numeri, li copriamo’”.

Oggi la realtà è ben diversa. “Adesso siamo al centesimo e c’è la corsa a fare la copertina, perché il giornale è diventato molto prestigioso e ormai non esserci può essere un problema”, sottolinea.

Uno sviluppo che il gruppo vive però con leggerezza. “Dal numero 101 in poi abbiamo già parecchi disegni pronti, con disegnatori di grande fama”, precisa Palex. “Posso dire che sta per arrivare la copertina. Facciamo nomi che la gente conosce: Nathan la sta preparando per Tina, e poi trovate le copertine di Bruno Bozzetto, che ha appena preso il Donatello. Poi ci sono altri nomi, come Giuliano Rossetti, che faceva vignette sportive, e tanti internazionali. Alcuni arrivano da Paesi dove si pensa che la satira non esista”.

Palex cita anche un aneddoto legato ai disegnatori egiziani. “Noi pensiamo all’Egitto come a una dittatura dove non si può parlare, ma quando i disegnatori egiziani arrivano in Italia e guardano i nostri giornali ci chiedono: ‘ma perché non avete vignette?’ In Egitto qualsiasi giornale ha la satira, anche se magari è pilotata, ma uno spazio esiste”.

Un confronto che porta il vignettista a una riflessione più ampia sul presente della satira in Italia. “In Italia invece questo spazio della satira si è completamente ridotto. I disegnatori satirici non hanno più spazi ed è un problema”, afferma.

Il tema centrale diventa quindi quello della libertà espressiva. “Negli ultimi anni si parla spesso di spazi sottratti alla satira, in nome del politicamente corretto o di una sorta di censura preventiva. Il politicamente corretto è una sciagura: anche Bruno Bozzetto ha detto che oggi non avrebbe potuto fare certi film o cartoni animati”.

Non manca un riferimento all’autocensura e al ruolo dei social. “È vero anche che spesso c’è autocensura, ma credo dipenda dal fatto che le nuove generazioni vivono sui social e gli algoritmi censurano qualsiasi cosa. Io stesso avevo pubblicato delle statuette di pongo e dopo un minuto erano state tolte perché ricordavano dei seni. Anche vecchie pubblicità che tutti conosciamo vengono censurate da Facebook”.

Una dinamica che, secondo Palex, incide anche sulla creatività. “Quindi credo che oggi non ci sia più la stessa forza, o forse la stessa voglia, di andare contro il politicamente corretto”, conclude.

Nel video servizio a inizio articolo l’intervista completa a Palex.