Tornano, come ogni anno, i sepolcri di Santo Stefano al Mare, allestiti nei giorni scorsi nella chiesa parrocchiale e nella cripta dell’oratorio del Santo Cristo in vista del Giovedì Santo. Una tradizione radicata, vissuta dalla comunità locale nel percorso verso la Pasqua.
Il significato dell’allestimento si inserisce nella Settimana Santa, come preparazione alla celebrazione pasquale, intesa come compimento della passione e morte di Gesù Cristo nella resurrezione.
“Certamente il Venerdì Santo era il giorno più importante”, spiega mons. don Umberto Toffani, “perché si ricordava che Gesù Cristo è morto sulla croce, ma ci si dimenticava che è risorto il terzo giorno; per cui si è sviluppata in una maniera molto più ampia la venerazione nel Venerdì Santo, aggiungendo alla parola altare della reposizione la parola sepolcro, perché Cristo veniva sepolto, come nelle chiese orientali avviene”.
Il parroco spiega poi come nel linguaggio comune il termine si sia consolidato in maniera differente.
“L’altare dovrebbe essere chiamato propriamente l’altare della reposizione”, continua don Umberto, “se però vado in piazza e dico ‘andiamo davanti all’altare della reposizione’, nessuno sa che cosa sia, perché nel linguaggio popolare si chiama sepolcro”.
Ogni anno un gruppo di fedeli realizza le composizioni con un tema specifico. Quest’anno il tema che si ripete sia nell’oratorio sia nella chiesa parrocchiale è la Vergine Maria sotto la protezione della croce.
Nel tempo la tradizione ha conosciuto un’evoluzione nelle modalità di realizzazione: dalle piccole ciotole con il grano fatto crescere all’ombra, utilizzate per creare forme simili a fiori, si è passati all’impiego dei fiori stessi e, successivamente, a tecniche più articolate. Oggi le composizioni prevedono la definizione di un tema, la costruzione di sagome in legno compensato e l’utilizzo di polveri, come quella di marmo mescolata a ossidi, che danno forma alle immagini simboliche.
Nel video servizio a inizio articolo l’intervista completa a don Umberto Toffani.







