Il rincaro inarrestabile del carburante mette in ginocchio la pesca ligure. Con il prezzo del gasolio che ha sfondato la quota di 1 euro al litro nei porti della regione, da Ventimiglia a La Spezia, Legacoop lancia l’allarme: senza un intervento immediato del Governo e un supporto della Regione, molte imbarcazioni resteranno in banchina.
L’associazione ha inviato una richiesta formale al Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, Francesco Lollobrigida, chiedendo il ripristino urgente del credito d’imposta per le imprese ittiche e dell’acquacoltura.
In Liguria, la morfologia della costa e la specificità della flotta rendono il settore particolarmente vulnerabile. Il carburante incide ormai per oltre il 40% dei costi operativi, erodendo i già esili margini dei pescatori.
“Le proiezioni che vedono il gasolio verso 1,80 euro sono un incubo per i nostri associati”, dichiara Lara Servetti, responsabile del settore Agroalimentare di Legacoop Liguria. “A queste cifre, uscire in mare non è più una scelta economica sostenibile, ma una perdita certa. È a rischio la stabilità occupazionale di intere comunità costiere che vivono di mare”.
Oltre alla misura nazionale del credito d’imposta, Legacoop sollecita un intervento coordinato:
- Regione: attivazione di misure straordinarie sul modello della Regione Lazio, utilizzando fondi regionali o residui di programmazione.
- Liquidità immediata: accelerare il pagamento degli indennizzi per il fermo pesca degli anni passati. Alcune imprese liguri stanno ancora aspettando i pagamenti del 2023.
- Fondi europei (FEAMPA): pressione sulla Commissione UE per riattivare i contributi diretti (misura 5.78, cosiddetto “Bando Ucraina”), già attivata con successo in Liguria.
- Ammortizzatori sociali: modifica della CISOA Pesca per includere i periodi di fermo forzato causati dai costi energetici.
“La situazione”, prosegue Servetti, “è critica specialmente in vista delle scadenze stagionali. Lo strascico ha già subito un arresto forzato nel 2025 e l’impennata dei costi energetici metterebbe a dura prova un comparto già fortemente penalizzato. Le imbarcazioni dedite alla pesca dei grandi pelagici con il sistema palangaro si preparano a riprendere l’attività ad aprile con proiezioni di costi superiori del 40% rispetto al 2025”.
“Il rischio concreto”, conclude Lara Servetti, “è che in questo inizio di 2026 i costi siano talmente elevati da rendere impossibile riprendere il mare. La nostra flotta è già ridotta da politiche di arresto definitivo: l’impennata dei costi energetici significherebbe condannare le tavole dei liguri e dei turisti al prodotto d’importazione, distruggendo la qualità, la tracciabilità del nostro pescato e un intero patrimonio culturale”.








