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“Il successo del Festival di quest’anno credo sia stato condiviso da tutti gli abitanti di Sanremo, compreso il sindaco. La macchina organizzativa non si è fermata come non si era fermata l’anno scorso quando si creò un episodio storico. Il successo di quest’anno è figlio di 71 edizioni compresa quella scorsa che è stata senza dubbio la più difficile”.

Così Walter Vacchino patron dell’Ariston che torna a parlare del Festival a quasi due settimane dall’atto conclusivo.

“L’anno scorso erano molti che non volevano che si facesse il Festival – ricorda – ma tutti sono stati bravissimi, Amadeus, Fiorello, i cantanti, e l’ho capito ancor più quest’anno pensando al presentatore che si rivolgeva all’orchestra come fosse il pubblico. Il silenzio dello scorso anno mi è sembrato ingigantito dal fatto che due settimane fa si ballava, si cantava, tutti in piedi in teatro”.

Quella del 2021 è stata un’edizione storica anche per quello che ha prodotto, cioè i Maneskin figli di un rischio che è andato poi in tutto il mondo. La loro vittoria ha rigenerato tutto il Festival e lo ha fatto tornare ai fasti di Modugno, di Tony Renis e di tutte quelle canzoni che da Sanremo hanno superato barriere e confini”.

“Oltre alla classifica finale di questa ultima edizione che rappresenta i gusti di diverse generazioni – sottolinea Vacchino – è apparsa evidente la necessità di divertimento e gioia di vivere da parte del pubblico. La soddisfazione personale riguarda il perfetto funzionamento della ‘macchina Ariston’, quel palco è un concentrato di energia di tutte le persone che ci hanno lavorato e gli artisti che si sono esibiti creando la magia di un insieme di fattori che riesce a valorizzare sia chi si presenta per la prima volta, sia chi ha magari già vinto e desidera rivivere quelle sensazioni e riemozionarsi”.

Ma allora, se tutti quelli che salgono su quel palco dicono che è unico, indimenticabile, magico e capace di tirar fuori il meglio di sé stessi, perché c’è sempre qualcuno che invece dice che l’Ariston non è più adeguato per ospitare questa manifestazione?

“Se ne parlassero solo bene sarei preoccupato – ironizza – chi è abituato a fare cose nella vita sa che ne fa di giuste e di meno giuste, l’importante che siano sempre rivolte al futuro. Credo che i tanti lavori di adeguamento che noi facciamo siano finalizzati ad accogliere al meglio tutte le persone e farle sentire a casa loro. Se Paolo Bonolis esprime un suo giudizio io lo accetto con senso critico per poter migliorare quello che lui indica come punto non di forza, naturalmente se si può fare. Ben vengano le critiche, e ben vengano anche gli apprezzamenti e di questo ringrazio Amadeus”.

È fresca fresca la novità di un doppio spettacolo all’Ariston con Rosario Fiorello.

“È con grande piacere che riprendiamo il 5 e 6 aprile con Fiorello – conferma – che si inserisce perfettamente nella mission di far sorridere e rallegrare gli spettatori, e lo dimostra che avremo in cartellone anche Pintus, Giacobazzi, Battista, ci sarà finalmente Paolo Conte dopo due anni di rinvii, e altre divertenti sorprese in via di definizione”.

Cinema? In Europa, l’Italia è il paese che ha sofferto di più gli effetti della pandemia, ciò ci è costato il 70% delle presenze in sala. Riapriamo le sale del centro Ariston, tranne il Teatro, con la programmazione dei film del momento. Spero che le persone, bardate con la mascherina e ancora per un po’ senza poter bere e sgranocchiare popcorn, eroicamente si siedano sulle poltrone per godersi lo spettacolo”, conclude Walter Vacchino.