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Dalle pianure dell’Emila ai monti della Liguria passando per la Toscana: è questo il viaggio di Matteo Filippone che sette anni fa è arrivato nel Ponente ligure.

Un percorso, il suo, che ha visto l’incontro con la pietra e con un’arte simbolo del nostro territorio, il muro a secco, abilità che ha scoperto per la prima volta in Toscana, per poi implementarla sempre più nella Liguria di Levante e poi di Ponente e che porta avanti da dodici anni.

Matteo ora vive a Glori, frazione di Molini di Triora, e proprio nel nostro territorio si occupa di ripristino dei Maixei e recupero delle campagne portando l’abilità e l’esperienza acquisita negli anni con la lavorazione pietra che definisce “meditativa, semplice e complessa allo stesso tempo, ma che sento importante, perché ha una fortissima tradizione soprattutto nel nostro territorio anche se molto dura”.

Soprattutto nella nostra zona l’impossibilità della meccanizzazione per le faticose opere di scavo rende tutto molto più difficile e molto simile a come si lavorava a inizio ‘900.

Un’arte e un’esperienza che ha deciso di tramandare anche con piccoli corsi residenziali nella sua proprietà, attivi da quest’estate: piccoli gruppi di massimo 6 persone avranno la possibilità di acquisire le basi di questa abilità lavorando a stretto contatto con Matteo.

“Un lavoro questo che se è fatto in gruppo sicuramente è molto più piacevole – racconta Matteo. – L’idea parte da lontano, ma per motivi logistici, soprattutto dovuti all’ospitalità, non abbiamo potuto attivarla prima; oggi possiamo ospitare e sento che dopo 12 anni posso passare un po’ della mia esperienza ai corsisti che verranno”.

Nel video servizio a inizio articolo l’intervista completa a Matteo Filippone.