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É vero, c’è la guerra, ma come tante altre che avvengono è lontana, un’eco che ci tocca giusto un momento prima di essere distratti da qualsiasi altro impegno della giornata. Ma varcando oggi le porte del convento dei Domenicani a Taggia questa distanza si è fatta più flebile. Qui sono attese da oggi a sabato 30 donne con bambini fuggite dall’orrore della guerra in Ucraina, persone che hanno dovuto lasciarsi tutto alle spalle e che troveranno in queste mura un temporaneo rifugio nella tempesta.

I grandi corridoi ora sono vuoti, ma le scritte appese a mobili e porte rivelano già l’imminente arrivo dei profughi. Nel silenzio di questo convento veniamo poi accolti da un’esplosione di umanità che ha saputo sorprendere anche chi qui ha organizzato tutto: centinaia e centinaia di vestiti, alimenti di ogni genere accompagnati da fitti turni di volontari che si sono messi a disposizione per poter cucinare, liste piene già per ben tre settimane.

Ma l’immagine che più ci ha fatto cadere addosso il peso del momento è la stanza comune, dove tanti peluche e giocattoli attendono colorati dei bambini ingrigiti dagli eventi della vita.

Oggi qui la guerra è più vicina, e lo sarà ancor di più nei prossimi giorni dove tante vite popoleranno questo chiostro, dove tanti volontari si alterneranno in questi locali di un’altra epoca per provare a riaccendere la speranza della luce in queste vittime di un conflitto fuori del tempo.

I locali, resi disponibili dalla Diocesi, offriranno alloggio e cibo alle famiglie, facendole poco alla volta ambientare anche grazie all’aiuto di alcune volontarie ucraine che lavorano in zona, che faranno da traduttrici. Verrà fornito anche un aiuto spirituale grazie a due padri ucraini che saranno vicini agli sfollati.