Il tracollo del settore turistico in Liguria era annunciato e inevitabile. La chiusura degli alberghi, lo stop agli spostamenti e la chiusura di tutte le attività correlate non poteva non avere un gravissimo impatto sull’economia della Regione basata gran parte proprio sui flussi turistici.

Rimane comunque necessario analizzare qualche dato per capire la portata di questa drammatica crisi.

Abbiamo perso oltre 300 milioni di euro e se le percentuali negative dovessero continuare in questo modo arriveremo a una perdita di 800 milioni per la fine di giugno. Questo solo considerando il settore turistico legato agli alberghi,” dichiara l’assessore regionale Gianni Berrino.

Se a marzo i dati segnano una riduzione delle presenze dell’80% rispetto allo stesso mese del 2019 (i primi giorni del mese non sono infatti stati interessati dalle misure di contenimento del Covid-19), aprile non è stato altrettanto “fortunato” con percentuali negative che sfiorano il 100%, se non fosse per qualche presenza di lavoratori in trasferta che hanno dormito nei pochi alberghi disponibili.

“Aspettiamo in questi giorni i protocolli e le linee guida per la riapertura degli hotel, bar, ristoranti e stabilimenti balneari,” aggiunge Berrino. “Come amministrazione regionale abbiamo deciso di andare incontro al grido d’allarme del settore turistico con delle misure d’aiuto. L’abbiamo fatto con bonus assunzionali a fondo perduto. Tremila euro ad assunzione a chi assumerà una o più persone per 4 mesi; 4mila euro a chi assumerà per almeno 5 mesi. L’obiettivo è garantire un po’ di ossigeno e allo stesso favorire l’assunzione degli stagionali.”

“Gli stagionali esclusi – continua – saranno comunque molti. Abbiamo pensato anche a loro con corsi di formazione certificati e indennità mensili di 500 euro.”

Se da una parte le misure della Regione sono importanti, così come quelle del governo quando arriveranno, dall’altra è necessario poter riaprire la Liguria, anche a flussi provenienti da altre regioni, e farlo in fretta. Per questo è però fondamentale l’impegno di tutti.

Stando a quanto si apprende dai giornali che riportano fonti vicine a Palazzo Chigi, prima di poter spostarsi da una regione all’altra bisognerà attendere che l’indice di contagio R0, che definisce quante persone vengono infettate da un singolo individuo, si abbassi fino allo 0,2. Attualmente in Italia oscilla mediamente intorno allo 0,7.

“Per vedere turisti da altre regioni è necessario che sia il governo a decretare la fine delle chiusure regionali. Sarebbe inutile che le regioni decretino sull’argomento in autonomia,” conferma Berrino.

“Ciò che mette a rischio questo è il non seguire le regole che si ripetono da mesi. Girando vedo persone che non rispettano la distanza sociale, che parlano senza mascherina. Serve spirito civico, non approfittiamoci delle maggiori libertà. Possiamo passeggiare, andare in barca, pescare, andare a correre, giocare a tennis, facciamolo però nel rispetto delle regole. I comportamenti scorretti fanno male a tutti, alla salute e all’economia,” commenta Berrino.

Al centro dell’intervista visibile a inizio articolo anche i ritardi da parte del governo. “Il decreto aprile è diventato il decreto maggio e chi sa quando arriverà. Dovrà necessariamente risolvere quei punti rimasti irrisolti finora: la liquidità, gli aiuti a fondo perduto alle imprese, il prolungamento della cassa integrazione,” conclude Berrino.