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Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre torna l’ora solare. Alle 3 gli orologi dovranno essere riportati indietro di un’ora, tornando quindi alle 2. Si conclude così il periodo di ora legale, iniziato lo scorso 29 marzo e destinato a ripartire nella notte tra il 27 e il 28 marzo 2027.

Il cambiamento porterà un’ora di luce in più al mattino, ma farà anticipare il tramonto, con giornate che sembreranno più corte e serate più buie. Per smartphone, tablet e altri dispositivi digitali collegati alla rete l’aggiornamento avverrà automaticamente. Gli orologi analogici e quelli digitali non connessi, invece, dovranno essere regolati manualmente.

Un’ora di sonno in più, ma il corpo deve adattarsi

Il ritorno all’ora solare permette, almeno sulla carta, di dormire un’ora in più. Il cambiamento, tuttavia, può avere ripercussioni temporanee sul ritmo sonno-veglia. Il passaggio da un orario all’altro viene spesso paragonato a un piccolo jet lag: l’organismo deve infatti adattarsi ai nuovi orari del riposo, del risveglio e dei pasti. Tra i possibili effetti si segnalano sonnolenza e irritabilità, disturbi che generalmente tendono a scomparire nel giro di alcuni giorni.

Perché si alternano ora solare e ora legale

L’ora solare è quella più vicina al riferimento astronomico determinato dalla posizione del Sole. L’ora legale, invece, sposta in avanti le lancette di 60 minuti per sfruttare maggiormente la luce naturale nelle ore serali, con l’obiettivo di ridurre il ricorso all’illuminazione artificiale e contenere i consumi energetici. In Italia il cambio dell’ora è stato introdotto anche per ragioni economiche ed energetiche, in un contesto europeo nel quale questa soluzione si è diffusa nel corso del Novecento, anche durante le guerre e la crisi petrolifera degli anni Settanta.

I benefici sul fronte dei consumi sono ancora oggi uno degli argomenti a favore dell’ora legale. Secondo i dati di Terna relativi al 2026, il sistema ha consentito di risparmiare circa 302 milioni di kilowattora, per un valore economico stimato in 80 milioni di euro. In sintesi, durante i mesi invernali l’ora solare favorisce una maggiore disponibilità di luce nelle prime ore del giorno, mentre quella legale consente di beneficiare di più luminosità nel tardo pomeriggio e in serata durante la bella stagione.

L’Europa discute ancora sull’abolizione del cambio

Il passaggio semestrale tra ora solare e ora legale è da tempo al centro di un dibattito a livello europeo. Nel 2018 la Commissione europea aveva presentato una proposta per porre fine al cambio periodico dell’ora. Nel 2019 il Parlamento europeo aveva espresso il proprio sostegno all’iniziativa, ma il confronto tra i governi degli Stati membri non ha portato a una decisione definitiva.

Uno dei nodi principali riguarda il coordinamento tra i Paesi: lasciare a ciascuno la scelta dell’orario da mantenere durante tutto l’anno potrebbe creare differenze tra Stati confinanti, con possibili conseguenze sui trasporti, sugli scambi commerciali e sulle attività transfrontaliere. Tra i paesi che non fanno il cambio dell’ora ci sono la Russia, l’Argentina, l’India e parte dell’Australia.

Per il momento, quindi, il sistema resta invariato: anche quest’autunno le lancette torneranno indietro di un’ora, mentre il prossimo appuntamento con l’ora legale sarà a fine marzo 2027.