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Il nostro viaggio di oggi comincia sullo spartiacque tra le valli Prino e San Lorenzo. Siamo dalla famosa cappella di Santa Brigida, romanica bellezza costruita nel 1425 e oggi meta prediletta dei ciclisti locali. Ci inoltriamo nella valle del rio Merea, sotto il severo sguardo del monte Faudo.

Siamo nel comune di Dolcedo anche nei territori che confinano col territorio di Pietrabruna. Imbocchiamo una mulattiera che scorre silenziosa nel bosco, avvicinandosi sempre più al gorgogliare del ruscello. Alcuni segnali di pericolo ci avvisano del nostro prossimo incontro: siamo nei pressi del ponte Merea che da molti anni versa in uno stato di degrado ed instabilità. Una fitta rete di ponteggi mantiene la struttura di inizio ‘800, tra le scoscese rive del rio e i grandi muraglioni su cui passa il sentiero.

Un ponte dalla forma curiosa, non propriamente ad arco, che meriterebbe di non stare “appeso ad un filo” ma di un buon restauro che ne preservi la bellezza evitando di perderlo negli anni venturi.

La nostra meta è poco distante: ecco poco oltre lo scintillio dell’acqua i resti di una piccola struttura. Sotto una roccia che lo ripara, un rifugio angusto ci rivela un ritiro spirituale: l’eremo di Prè Luigi.

Qui si ritirò Luigi Bellissima a metà dell’800, un uomo che scelse questo angolo nascosto per ritirarsi da un mondo che aveva già ben compreso. Egli infatti affermava che sarebbe arrivato il tempo in cui gli uomini avrebbero volato e le carrozze sarebbero andate senza cavalli.

A distanza di un secolo e mezzo questo luogo resta nascosto, senza più cavalli alle carrozze e con le persone che solcano i cieli in aereo. Meglio per loro, almeno non correranno il rischio di attraversare il ponte Merea in rovina.

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