Stefano Senardi e i suoi 38 Festival
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Ennesimo appuntamento nell’aula magna di Villa Magnolie, sede del Liceo Classico Cassini di Sanremo, per la rassegna ‘Storia e Storie, di ieri e di oggi’. Dopo aver affrontato l’argomento dell’Olocausto in occasione della Giornata della Memoria, oggi gli studenti hanno ascoltato un testimonial d’eccezione del Festival di Sanremo, il discografico Stefano Senardi, introdotto dal segretario generale della Cgil provinciale Fulvio Fellegara.

“In questi giorni – ha detto il sindacalista – non si può non parlare di Festival e di tutto quel che rappresenta per la comunità di Sanremo, per il suo tessuto sociale ed economico. Per tutti quelli che vivono in questa città è evidente che non si tratta solo di canzoni ed è doveroso spiegare a questi liceali anche questo aspetto, di come le attività sociali, produttive ed economiche si inseriscono in una manifestazione del genere”.

“Quando sono state organizzate le prime edizioni del Festival non c’era ancora la televisione ma non c’ero neanche io – dice Stefano Senardi – ma ho fatto in tempo a prender parte a 38 edizioni e tutte vissute dal di dentro. Ovvio che tutto sia cambiato, sono cambiati i costumi, i modi di fare e pensare, la società si è evoluta. Anche il mio settore, la discografia, è mutata e dopo tanti anni molto difficile ora finalmente sembra in ripresa”.

“Forse si tratta del continuo e progressivo avvicinamento del prodotto festival verso i più giovani che nel passato lo hanno sempre considerato roba vecchia. Io suggerisco comunque di agire con cautela, si tratta pur sempre di un servizio pubblico e di fasce non protette. Se si pesca indiscriminatamente dalla ‘rete’ si raccolgono anche messaggi pericolosi per le nuove generazioni”.

Il Festival – conferma Senardi – non è mai stato una questione di sole canzoni, basta pensare a come ha cambiato le sorti di Sanremo che dopo aver vissuto la sua belle époque è stata massacrata dalla guerra mondiale, il teatro bombardato e la povertà, come dappertutto. Questo evento l’ha aiutata a riprendersi e a riposizionarsi sul mercato turistico per diventare quello che è oggi, un luogo famoso in tutto il mondo”.

“Da imperiese e addetto ai lavori, il Festival è sempre stato per me un’occasione di lavoro agevolato. All’Ariston ho portato una cinquantina di ospiti ma ho anche lavorato all’interno dell’organizzazione Rai e ho collaborato con Area Sanremo e con la Sinfonica”.

Stefano Senardi termina dicendo che “Il Festival ha avuto i suoi alti e bassi ma resta fondamentale per la cultura e la storia moderna di Sanremo. E’ così importante come cassa di risonanza che spesso si utilizza anche per rivendicazioni sindacali, praticamente da quando Baudo fece salire sul palco dell’Ariston i sei operai dell’Italsider. Resta comunque principalmente un grande divertimento per milioni di italiani ed ha la magia di poter cambiare la vita a qualche giovane artista che si deve ancora affermare”.