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Il vescovo di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Suetta, sul premio “Città di Sanremo” consegnato a Fiorello al teatro Ariston durante il 71° Festival, per la sua partecipazione nell’azzardato quadro di Achille Lauro, con in testa la corona di spine che ha insanguinato il Golgota, è stato tranciante.

A cronisti e giornali ha dichiarato: “Manifestazioni blasfeme, nel sacro tempo di Quaresima, nei confronti della fede cristiana, della chiesa cattolica e dei credenti, esibite in forme volgari ed offensive mediante un servizio pubblico, un premio attribuito ad un personaggio che porta nel nome un duplice prezioso riferimento alla devozione mariana della sua terra d’origine, trovo non rappresenti gran parte della cittadinanza legata alla fede, dico semplicemente non in mio nome”.

E ancora: “Un conto è usare il simbolo religioso in campo artistico, magari cogliendolo in un significato parziale, un altro è offendere il simbolo”.               

Il sindaco Biancheri ha fatto sapere che, a causa dei mille problemi del coronavirus, non ha ancora potuto vedere quanto accaduto. L’assessore al turismo Giuseppe Faraldi diplomaticamente ha cercato di gettare acqua sul fuoco parlando soprattutto della situazione emergenziale, gravissima, inimmaginabile che Sanremo, l’Italia, il mondo stanno vivendo e pagando a caro prezzo da oltre un anno, sottolineando la necessità ed il successo del Festival.

“Se non fossimo riusciti a farlo – ha detto – sarebbe stato un disastro ancora peggiore. Grazie a tutti, a chi ci ha creduto e collaborato a cominciare dalla Rai, Ama e Fiorello”. Insomma tutto OK. Nessun mercante nel tempio.

I Maneskin non solo hanno vinto il Festival con il loro rock, ma hanno azzeccato anche il titolo: “Zitti e buoni”.

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