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Da oggi il sindaco di Ventimiglia, Gaetano Scullino, non ha più la maggioranza. A sfiduciarlo pubblicamente, annunciando le dimissioni di tutti i suoi membri, consiglieri ed assessori, nel corso di una affollata conferenza stampa è stato uno dei big della politica della città di confine, l’onorevole della Lega Flavio Di Muro.

Il re è nudo. Inutili sono stati gli ultimi accorati S.O.S. lanciati ieri e stamane da Scullino perché si rinviasse la sfiducia. Ha chiesto agli alleati di maggioranza, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Salvini, ai membri della sua lista civica “Ventimiglia nel cuore Scullino sindaco”, di dargli ancora una chances. Rien à faire, come dicono i francesi, tempo scaduto. Le sue parole “non danneggiamo la città per motivi personali o elettorali, mi dimetterei subito se servisse, restiamo uniti, i progetti importanti che aspettano da 30 anni ora sono pronti, cari amici della Lega non potete uscire, non potete votare il Pd di Ioculano” sono cadute tutte nel vuoto.

Di Muro, il vicesindaco leghista Bertolucci, Bistolfi, dirigente di Forza Italia, e tanti altri pensano già al futuro, al commissario prefettizio, a nuove alleanze, a elezioni l’anno prossimo. Perché è successo? Non bastavano già i due anni di Covid, la spietata guerra Russia-Ucraina, un aumento vertiginoso quanto sospetto dei prezzi a partire dalla pasta, frutta, verdura, latte, per non parlare della benzina, luce, la siccità dei torrenti che brucia tutto, ci voleva proprio questo crack politico-amministrativo locale? Sicuramente esistono risposte anche se non acclarate, manifeste.

Noi abbiamo fatto domande ai protagonisti della sfiducia a Scullino. Abbiamo raccolto sensazioni, ci è stato anche detto che 48 ore fa ad una tavola apparecchiata e davanti a spaghetti fatti divinamente come una volta erano seduti pochi ma importanti politici ed amministratori di Ventimiglia, e non solo, di destra e di sinistra: avrebbero gettato idee, proposte, basi per risolvere in fretta la crisi, oppure stringere nuove alleanze in caso di nuove elezioni. Al termine si sarebbero strette le mani siglando il “Patto della pasta”. De Cecco, Divella, Barilla, non ricordo bene il particolare. Avrei suggerito, per amor di patria, il “Patto della Pasta Agnesi”.

Nel video servizio a inizio articolo le interviste all’on. Flavio Di Muro e al vicecoordinatore regionale di Forza Italia Filippo Maria Bistolfi.