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Una volta, ai bei tempi, sino al finire del secolo scorso dicevi Sanremo e, subito, nell’immaginario collettivo la parola Sanremo veniva unita, incollata alla parola Casinò (con l’accento sulla ò). Nel cervello scattava un click, si accendeva una sensazione fascinosa, d’incanto. Un mondo da favola, elegante, signorile, dove tutto e tutti stavano meravigliosamente bene. Un luna park senza pensieri, solo sorrisi, dal più grande al più piccolo. Onestamente non tutto era proprio così. Affari, incassi, lavoro aumentavano, ma anche in quell’epoca c’erano buchi neri. Soprattutto, come si dice oggi, tra pubblici amministratori e privati, salvo qualche eccezione, mancava una visione. Non si programmava, ciecamente si preferiva vivere alla giornata, tirare ogni sera il cassetto del proprio negozio, contare bei mucchietti di soldi, al futuro avrebbero pensato altri. Sbagliatissimo. La Sanremo di allora, pur nell’errore e nella pigrizia mentale un pregio palese e manifesto però l’aveva: era orgogliosamente Sanremo. Oggi, quando pronunci Sanremo, soprattutto nella testa e nel cuore di un numero costantemente in crescita di matuziani e limitrofi, esplode sempre la parola Casino, ma stavolta volutamente senza accento sulla O. Scusate il mio sanremasco, in dialetto suona pressappoco così “Sanremu u l’è un casin”. A fare traboccare il vaso del dissenso, dello scontento oltre il Covid, sono la recente macchia della casa di riposo per anziani Casa Serena e l’onta recentissima di 74 bambini disabili, che non possono seguire le lezioni come avrebbero diritto, perché nelle loro aule mancano ancora idonei assistenti scolastici. I latini probabilmente avrebbero definito tutto questo “verecundia”, da arrossire, per un comune come Sanremo che non arriva a 60mila abitanti, ma ha un bilancio di oltre 140 milioni di euro, un Casinò (con l’accento sulla ò), il Festival, il Rally, la Milano Sanremo ed altre validissime manifestazioni internazionali.

Perché succede tutto questo? Perché Palazzo Bellevue, il sindaco Biancheri, la sua Giunta, i suoi assessori più scafati e di esperienza di P.a. come il vicesindaco ed assessore ai Serviti sociali, Pireri, l’assessore con più portatogli lavori pubblici, Urbanistica, Edilizia privata, ecc. L’avvocato Donzella, l’assessore al Bilancio, Rossano, l’assessore al Porto, Demanio, Arredo urbano, architetto Menozzi, il capogruppo Viale, i suoi consiglieri di maggioranza, il segretario generale, lo staff legale, vari esperti, dopo mesi e mesi di bandi, aste, incontri sono riusciti a confezionare, con la società privata My Home, la vendita di Casa Serena (per il momento ancora senza contratto firmato) che scontenta tutti. Accordi talmente fragili che sin dai primi giorni invece che risolvere i problemi della struttura e dei suoi 95 ospiti ha fatto esplodere momenti di tragedia, litigi con i sindacati, lasciati a casa senza stipendio quasi la metà dei dipendenti dei vari servizi (circa 50 lavoratori), due persone indagate, un’anziana signora deceduta su cui indaga la magistratura, incontri a vuoto con il prefetto, sopralluoghi delle forze dell’ordine, dei carabinieri del Nas, dell’Asl1. Negli ultimi giorni il sindaco ha firmato la revoca dell’assegnazione di Casa Serena, il direttore di My Home, Rosario Maniscalco, ha presentato immediato ricorso al Tar a Genova e il Tribunale amministrativo regionale gli ha concesso un altro rinvio di 15 giorni di tempo per mettere le cose a posto, dare garanzie certe. Maniscalco nelle sue dichiarazioni è più fermo che mai: “Noi da Casa Seteria non andiamo via”. Chissà quando finirà. Soprattutto come finirà. Lo ripetiamo: in ballo, sulle spine, c’è la salute, la tranquillità, la sicurezza di 95 anziani, persone, non cose. E dei loro famigliari.

Procedure e contratto confusi anche per quanto riguarda il problema serio dei 74 bambini diversamente abili che non possono seguire le lezioni, perché mancano insegnanti idonei, e di circa 30 assistenti rimasti senza lavoro. Per non parlare dei forti disagi per i famigliari dei ragazzi. Anche in questo caso a Palazzo Bellevue sarebbero state sbagliate le gare d’appalto. Perché? Perché? Anche qui, che procedure, cosa si è dimenticato, cosa è stato omesso? Prima di dare le chiavi di casa, prima di determinare un servizio dovuto, una volta era buona abitudine controllare che tutto fosse a posto, in regola, secondo le norme vigenti e il buon senso. Bisognava non solo documentarsi, ma esserne certi. Lo ripetiamo, sbagliare è umano, ma qui è perseverare…quindi è “diabolico”. E dove c’è puzza di zolfo bisogna aprire subito le finestre, cambiare aria, aria, aria. Ed è quello che cominciano a chiedere buona parte dei sanremesi. A Palazzo Bellevue non basta aprire finestre e porte, sta diventando sempre più urgente e necessario cambiare, cambiare. Cambiare chi ha perseverato, insomma chi non è all’altezza per colpa sua o di altri. Nell’interesse di tutti deve lasciare a chi dà più garanzie. Anche se ha voti ma è citrullo, se appartiene al Pd o ad altri partiti, correnti, se è indipendente, se è amico personale o amico di tizio, caio, sempronio o di Filomena. Attorno al sindaco Biancheri, a torto o a ragione, si respira aria di crisi. Si è cominciato a vendere gioielli di famiglia della città, si sono incassati milioni per “fare opere pubbliche” è stato detto e ripetuto più volte dai vertici di Palazzo. “Ma queste opere annunciate con la tromba – si chiedono tantissimi sanremesi – nessuno le vede, i soldi introitati che dovevano rilanciare la città sono finiti per coprire le solite, numerose spese correnti. Così non va”. Avviso ai naviganti: signor sindaco, le elezioni sono alle porte. Se ha progetti di continuare a Sanremo o pensa legittimamente di volare in altri lidi, per qualche tempo dimentichi la tessera e gli amici del golf. Anche se alcuni hanno nomi nuovi. Non faccia gli errori degli altri, del passato.

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