Il viaggio di Italo Calvino nell’Unione Sovietica al centro dei Martedì Letterari del Casinò di Sanremo. Questo pomeriggio, nell’ambito del ciclo “Casinò Culturae Festival“, è stato presentato il volume “L’URSS di Italo Calvino” (Sandro Teti Editore), scritto da Mario Alessandro Curletto e Romano Lupi.
Il libro ricostruisce il viaggio compiuto da Calvino nell’ottobre e novembre del 1951, quando lo scrittore si recò in Unione Sovietica all’interno di una delegazione del Partito Comunista Italiano. Un viaggio avvenuto quando Stalin era ancora al potere e l’Unione Sovietica rappresentava una meta di grande interesse per intellettuali e osservatori provenienti da tutto il mondo.
“Si tratta praticamente di un libro che si occupa del viaggio che Calvino aveva fatto nel 1951 in Unione Sovietica, quando era andato in delegazione, con una delegazione del Partito Comunista e quando praticamente in Unione Sovietica era ancora vivo Stalin”, ha spiegato Romano Lupi.
“Il canale era l’Intourist, che era l’agenzia di viaggi dell’Unione Sovietica che organizzava queste trasferte, questi viaggi e lui arrivò appunto in questo Paese per la prima volta dopo che aveva già svolto diverse esperienze qua nel nostro territorio come quella della Resistenza tra i partigiani in montagna e dopo che era andato da Einaudi a Torino dove aveva trovato il primo impiego lavorativo dopo la laurea”, ha raccontato.
Il legame con Sanremo rimase però forte. A Villa Meridiana vivevano ancora i genitori dello scrittore, Eva Mameli e Mario Calvino. Proprio durante il soggiorno in Unione Sovietica arrivò a Calvino la notizia della morte del padre.
Il volume nasce soprattutto dall’analisi degli articoli che Calvino scrisse dopo il rientro in Italia e che vennero pubblicati sulle pagine de L’Unità tra il febbraio e il marzo del 1952. In totale furono 21 gli articoli confluiti nel “Taccuino di viaggio nell’Unione Sovietica”.
“È un libro che si basa innanzitutto sugli articoli scritti da Calvino dopo il suo rientro, perché vennero pubblicati da L’Unità nel 1952 e questi articoli gli valsero il Premio Saint-Vincent per il giornalismo”, ha spiegato Lupi.
Il lavoro degli autori non si è limitato alla ricostruzione del viaggio attraverso gli scritti di Calvino, ma ha cercato di ampliare il quadro storico e politico dell’esperienza.
“Noi abbiamo analizzato passo per passo questi articoli e gli abbiamo dato una struttura narrativa andando a cercare anche delle fonti relative a cose che magari Calvino non sapeva ancora quando si è recato in Unione Sovietica”, ha aggiunto Lupi.
Un viaggio di oltre settant’anni fa che racconta un mondo ormai scomparso. L’Unione Sovietica descritta da Calvino non esiste più e anche la Russia contemporanea è profondamente diversa da quella incontrata dallo scrittore.
“Sì, la Russia è cambiata parecchio anche perché dopo la sua disgregazione del 1991 sono nate 15 repubbliche, alcune delle quali sono entrate nella NATO, nel frattempo altre sono in guerra con la Federazione Russa e quindi è una situazione geopolitica, economica e sociale completamente diversa rispetto a quella che Calvino ha visto 75 anni fa”, ha concluso Lupi.
“L’URSS di Italo Calvino” ricostruisce così non soltanto un viaggio, ma anche lo sguardo di uno degli intellettuali italiani più importanti del Novecento su un Paese osservato attraverso una dimensione inevitabilmente “guidata”. Un’esperienza che Calvino trasformò in reportage.
Nel video servizio a inizio articolo l’intervista completa a Romano Lupi.







