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Si è svolto oggi pomeriggio al Teatro del Casinò di Sanremo la tappa sanremese del tour di presentazione del libro “Contro la paura: Manifesto per una sicurezza democratica”, pubblicato da Feltrinelli e scritto da Franco Gabrielli e Carlo Bonini, nell’ambito di un nuovo appuntamento dei Martedì Letterari.

L’appuntamento di oggi ha rappresentato infatti il secondo incontro dell’ex capo della polizia e prefetto di Roma in provincia di Imperia nell’arco di due giornate.

Ieri sera era stato protagonista di un appuntamento a Roverino, frazione di Ventimiglia. Rispetto all’incontro di ieri, quello odierno ha visto anche la partecipazione del coautore del volume, Carlo Bonini, vice direttore de La Repubblica e Bonini e autore tra gli altri, delle biografie “La toga rossa”, dedicata alla storia del giudice Francesco Misiani, e “Il fiore del male”, sulla vita di Renato Vallanzasca, oltre che romanzi di inchiesta diventati poi conosciutissimi al grande pubblico anche per le trasposizioni al cinema e in tv, come “ACAB” e “Suburra”.

L’appuntamento

L’incontro ha affrontato, di fronte agli studenti del Liceo Cassini il tema della sicurezza e del rapporto tra protezione, diritti e libertà, partendo dalla considerazione che proprio la sicurezza sia diventata negli ultimi anni uno dei principali terreni del confronto politico.

La peculiarità del romanzo sta nel punto di vista dato dalla vita professionale di Gabrielli che, fra le altre cose, ha guidato il Dipartimento della Protezione Civile dal 2010 al 2015, capo della Polizia e direttore generale della Pubblica Sicurezza dal 2016 al 2021.

Il volume propone una riflessione sulla necessità di sottrarre il tema al solo racconto securitario e di costruire un’idea di sicurezza democratica capace di tenere insieme ordine e legalità, libertà e protezione, diritti e coesione sociale.

Nel libro Gabrielli e Bonini affrontano alcuni dei nodi più controversi del dibattito contemporaneo, tra cui migrazioni, città, ordine pubblico, carcere, uso della forza e cybersicurezza. L’analisi mette in discussione il paradigma securitario dominante e le sue contraddizioni, interrogandosi sulle politiche che puntano a rispondere alla paura attraverso l’aumento delle norme e degli strumenti repressivi.

Rispetto alle possibili soluzioni proposte nel volume, Gabrielli ha invitato a confrontarsi direttamente con i contenuti del libro, sottolineando la necessità di superare una comunicazione basata esclusivamente su slogan e parole d’ordine e di affrontare invece la complessità dei problemi.

Le parole di Franco Gabrielli

Prima dell’appuntamento, Gabrielli ha fatto il punto anche sulla visita di ieri a Ventimiglia, soffermandosi sulla situazione della città di confine e sul tema dei flussi migratori, centrale anche nel libro. una città che ha conosciuto anche dal punto di vista pofessionale.

“Rispetto alla Ventimiglia che ho conosciuto quando ero in servizio permanente effettivo direi notevolmente migliorata.” dice “Non ho trovato quelle situazioni abbastanza disumane di persone accampate, persone sul greto del fiume, una condizione nella quale la dignità era l’ultima delle cose che potesse interessare. Questo è anche complice del numero dei flussi che sono diminuiti e quindi tutto questo ha comportato una situazione di minore tensione”.

Gabrielli ha inoltre raccontato di aver visitato una struttura nella quale viene svolta una forma di accoglienza per le persone che arrivano, con screening sanitario per chi lo vuole e assistenza legale, descrivendo la situazione incontrata come non emergenziale.

Tra i temi affrontati anche la proposta contenuta nel libro di una regia nazionale unica per la gestione del fenomeno migratorio.

“Purtroppo nel nostro Paese non è una questione da imputare a questo Governo.” commenta Gabrielli “È una questione abbastanza datata nel tempo. Non c’è mai stata una gestione unitaria del fenomeno migratorio, intendendosi il tema degli ingressi illegali, dei rimpatri, dell’integrazione, che troppo spesso è lasciata alle iniziative dei territori, sulle spalle dei territori”.

Secondo Gabrielli, il tema dovrebbe essere affrontato partendo dalla consapevolezza che l’Italia sarà interessata anche in futuro da flussi migratori, distinguendo quelli regolari da quelli irregolari.

“Questo Governo ha indicato una cifra importante, 450.000 persone in tre anni. Quindi se da lì partissimo, invece di fare proclami abbastanza irreali e irrealizzabili come l’immigration, forse affronteremmo seriamente una questione che non va né demonizzata né mitizzata, ma semplicemente va governata, cosa che purtroppo nel nostro Paese fino ad oggi non è avvenuta”.