Sanremo: a Portosole arriva un nuovo ‘Seabin’, il cestino mangiarifiuti per ridurre l’inquinamento da plastica e microplastiche

È in funzione da questa mattina, al Portosole di Sanremo, un nuovo cestino “mangiarifiuti” Seabin, donato da Coop alla città nell’ambito della campagna ambientalista “Un mare di idee per le nostre acque”, realizzata in partnership con LifeGate, che prevede di collocare 46 Seabin nelle acque di mari, fiumi, laghi di tutta Italia, per ridurre l’inquinamento da plastica e microplastiche.

Dodici di questi Seabin sono stati installati nel 2020 e gli altri seguiranno nel 2021, anche in collaborazione con Findus, che ne sosterrà 10. Il progetto si concluderà a Trieste, agli inizi di ottobre, in concomitanza con la “Barcolana”.

All’evento di Sanremo, che ha coinciso con la Giornata Mondiale degli Oceani, hanno partecipato la barca a vela “Anywave”, la prima ad aver istituito a bordo la figura del “RECO” Responsabile ecologico, e testimonial noti per il loro impegno ambientalista, come il navigatore in solitaria Ambrogio Beccaria e la conduttrice tv e blogger Tessa Gelisio.

In concomitanza con l’evento di Sanremo, anche Findus ha celebrato la Giornata Mondiale degli Oceani a Venezia, organizzando un’attività di clean up sull’Isola del Lazzaretto in compagnia di Capitan Findus, dell’associazione locale Venice Lagoon Plastic Free e di alcuni volontari, per poi mettere in funzione un Seabin nel porto dell’Isola della Certosa.

Quello di Sanremo è il terzo Seabin donato da Coop alla Liguria: due sono già stati installati nel 2019 e nel 2020, presso il porticciolo di Marina Genova a Sestri Ponente, e un quarto sarà posizionato a Portofino entro giugno. Dal momento delle prime due installazioni (il 27 marzo del 2019 e il 28 luglio del 2020), i Seabin di Marina Genova hanno raccolto oltre 5.200 chilogrammi di rifiuti galleggianti, pari al peso di oltre 350.000 bottiglie di plastica da mezzo litro.

L’obiettivo da raggiungere, per Coop, è quello di recuperare 23 tonnellate di rifiuti all’anno, incluse plastiche e microplastiche, pari al peso di circa 1.500.000 bottiglie, che messe in fila raggiungerebbero una lunghezza di 300 km, pari alla distanza tra Milano e Firenze.

“La campagna “Un mare di idee per le nostre acque” – spiega la Direttrice Soci e consumatori di Coop Liguria, Tiziana Cattani – è pienamente coerente con l’impegno di Coop per la riduzione della plastica e con i Global Goal di Agenda Onu 2030, alla quale aderiamo. Ci siamo impegnati a rendere riciclabili, compostabili o riutilizzabili le confezioni di tutti i prodotti Coop entro il 2022 e abbiamo da poco messo in vendita una bottiglia d’acqua in plastica riciclata al 100%. A livello locale, collaboriamo con Legambiente Liguria e con molte associazioni, per promuovere stili di vita e di consumo più responsabili, e coinvolgiamo i bambini delle scuole in molte attività di educazione ambientale”.

In concomitanza con l’installazione del Seabin a Sanremo, Coop Liguria ha previsto una serie di eventi collaterali rivolti ai Soci e alle associazioni del territorio: approfittando della presenza della barca a vela “Anywave”, sono state proposte visite alla barca e veleggiate per apprendere il Decalogo dei comportamenti che i diportisti e tutti noi dovremmo adottare per evitare di inquinare i mari.

Come funziona il Seabin

Il Seabin è un cestino “speciale” che, galleggiando a pelo d’acqua e grazie al lavoro della pompa interna è in grado di filtrare fino a 25.000 litri d’acqua all’ora, catturando i rifiuti che incontra, dai più grandi fino alle microplastiche. È in grado di lavorare 24 ore su 24, sette giorni su sette, e necessita di interventi di svuotamento e pulizia. Di norma un Seabin raccoglie per il 70% rifiuti composti da materiali dannosi per l’ambiente come plastica, microplastiche, materiali metallici (latte, lattine), mozziconi di sigarette, materiali assorbenti igienici e bastoncini per orecchie; per un 20% massa organica umida contaminata (legno, foglie, rami, pezzi di legno e alghe) rispetto alla quale nei Seabin già posizionati si notano diversi frammenti di plastica e polistirolo rimasti intrappolati, soprattutto nel materiale algale; infine per un 10% massa organica umida non contaminata. Rispetto ai rifiuti plastici facilmente identificabili, in ordine di rilevanza quantitativa troviamo: bottiglie, imballaggi alimentari, bicchieri, tappi, sacchetti, cannucce e cucchiaini.

Simone Molteni direttore scientifico di LifeGate spiega così il valore di questo piccolo ma efficiente dispositivo: “Il dispositivo è stato selezionato tra centinaia di tecnologie valutate da LifeGate Plasticless®, ma tengo a sottolineare che il valore del progetto va ben oltre i rifiuti raccolti. Per una vera transizione ecologica serve la consapevolezza e l’impegno di tutti: queste installazioni e la relativa comunicazione hanno il compito di sensibilizzare e tenere alto il livello d’attenzione delle persone”.

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