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Sulla tragedia e l’incubo mostruoso del coronavirus il dottor Giovanni Cenderello, ricercatore, direttore e primario Malattie infettive dell’Asl1 imperiese-Ospedale Borea di Sanremo, non ha dubbi: “Ad oggi – ha detto ai nostri microfoni – l’80% degli italiani si è vaccinato volontariamente contro il Covid-19. Se un altro 10% tra chi è ancora indeciso ed i ‘No Vax’ lo faranno nel più breve tempo possibile presto saremmo tutti fuori dal tunnel della pandemia. Si potrà ricominciare. Basta lutti, lacrime, sofferenze inaudite”.

Ad avvicinare questo fondamentale traguardo due notizie impreviste, preoccupanti, che fanno parecchio discutere. La prima: quattro neonati, quattro bebè, maschietti e femminucce nati tutti in Comuni diversi della provincia di Imperia, nel giro di poche ore sono stati portati al Borea, contagiati dal coronavirus. Dopo le prime visite e tracciamenti presso l’Asl1 con ambulanze sono stati trasferiti a Genova e ricoverati all’ospedale pediatrico Gaslini. “Le loro condizioni – ha rassicurato il dottor Cenderello – hanno sintomi diversi, sono sotto controllo, monitorati costantemente”. I genitori dei 4 lattanti sarebbero ‘No Vax’. A contagiarli sarebbero state le loro mamme, risultate positive. Nessun sintomo è stato riscontrato invece ai papà. Entrambi i genitori sono stati messi subito in quarantena. Il più piccolo dei neonati non ha neppure 20 giorni, il più grande 3 anni, gli altri due neppure 24 mesi. Per loro dal Gaslini arrivano buone notizie, tutti e 4 rispondono bene alle terapie. Negli ultimi 10 giorni è aumentato anche il numero di bambini contagiati dal Covid di età inferiore ai 6 anni. Il coronavirus l’avrebbero preso nell’ambito scolastico, scuola dell’infanzia e primarie. La seconda notizia: al pronto soccorso dell’Asl1 e nei reparti riservati ai colpiti da coronavirus stanno arrivando sempre più uomini e donne ‘No Vax’. Stanno diminuendo i ricoveri di anziani, gli over 70. Aumentano però i cinquantenni e trentenni. A distanza di oltre 1 anno dall’inizio dell’epidemia i malati di Covid nella provincia di Imperia, purtroppo, sono ancora tanti. Troppi, anche se recentemente si è registrato un calo del 10%. Ecco i numeri, stesso periodo: 299 malati nel 2020; quest’anno 214. Bisogna tenere presente che lo scorso anno non c’erano i vaccini ed arginare il Covid era più difficile. Quest’anno i vaccini ci sono, funzionano, sono gratis. Non sono obbligatori, perché non farli? Soprattutto nell’ambito sanitario, chi lavora negli ospedali, chi cura, assiste i malati. Preoccupa non poco l’aumento di focolai registrati in questi giorni. La maglia nera del Covid della Riviera tocca a Taggia. I colpiti da 21 sono saliti a 30; al secondo posto Sanremo con 22 contagi; Armo, piccolo comune della Valle Arroscia da 0 contagi è volato a 7; Pieve di Teco invece ha registrato il contrario: da 8 casi è sceso a 0. Il dottor Cenderello confida in un cambio di rotta di quei 40mila imperiesi doc, residenti,”furesti”, e ‘No Vax’ che per motivi diversi non si sono ancora vaccinati, si sono rifiutati di sottoscrivere “l’assicurazione salute” del green pass ed evitare problemi sanitari molto seri a se stessi ed agli altri.

E i farmacisti? Sono preoccupati ed in stato di allarme. Il dottor Graziano Colombo, presidente dell’ordine dei Farmacisti di Imperia non lo nasconde, anzi. “In tutta la nostra provincia – fa presente da giorni nelle sue interviste ai media – le farmacie che attualmente possono fare i tamponi sono solo 32. Molte altre non hanno spazi sufficienti, idonei per agire, far fronte in sicurezza e nei dovuti modi alle numerose richieste della popolazione. C’è confusione, mala informazione, troppe idee, pareri diversi, contradditori su cosa fare, come agire, curarsi o non curarsi. Il cittadino invece che essere informato, rassicurato sul da farsi è disorientato, confuso al punto di perdere la fiducia nei confronti di chi dovrebbe assicurargliela. Troppi virologi in tv si fanno la guerra, non c’è una linea comune sul da farsi, c’è chi dice bianco e chi nero nei social, sulla carta stampata, attraverso le radio ed altri media. Invece che in ospedale quotidianamente affollano gli studi televisivi. La gente, che ha bisogno di loro, è infastidita, spesso fa di ogni erba un fascio, entra nelle farmacie e se la prende con noi che non abbiamo colpa. Addirittura ci insultano”. È vero, fatte le dovute eccezioni, da tempo molti medici esagerano. Invece che accanto ai malati preferiscono indossare il camice bianco davanti a telecamere e microfoni. Mese dopo mese cambiano pelle, come i camaleonti. Molti di loro non sono più medici, diventano, s’illudono, si improvvisano show men. Passano da un talk show all’altro, ad ogni ora del giorno e della notte, bla, bla, bla. L’opinione pubblica, giustamente, ha cominciato a chiedersi: ma questi tuttologi, questi scienziati a corrente alternata quando lavorano, quando visitano, quando vanno in ospedale dai malati? Alla stessa ora sono in 3 studi televisivi diversi, su canali diversi, in città diverse, Milano, Roma, Roccacannuccia. Per loro spazio, tempo fatica non esistono. Scusate la blasfemia: questi signori come i Santi hanno il dono dell’ubiquità?

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