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“Ipotizziamo un nuovo concordato, è quanto chiederemo al Tribunale dopo che il primo è stato rigettato, una nuova procedura più snella e meno onerosa per le casse della nostra società”. Lo ha dichiarato oggi in video-conferenza stampa Gian Alberto Mangiante presidente di Rivieracqua che ha comunque tenuto a precisare: “Noi siamo responsabili di quello che abbiamo fatto e non del passato di questa società”.

Il tema della responsabilità dei danni compiuti in passato è stato quello di apertura dell’incontro da remoto con i giornalisti, incontro che ha visto gli interventi anche di Sara Rodi e Giacomo Chiappori (che con Mangiante formano il Cda) e di Valerio Chiarelli sullo stato di emergenza idrica, mentre Sara Giusta e Angela Ferrari non sono intervenute.

“Questo Cda non ha titolo per richiedere azioni di responsabilità, serve l’autorizzazione dell’Assemblea dei soci ma la conferenza dei sindaci ha ritenuto non dover procedere con azioni di responsabilità riguardo il debito generato negli anni scorsi – ha detto Mangiante – ma è certo che alcune strumentalizzazioni ci hanno dato fastidio”.

“Dal 2012 esiste Rivieracqua, sono state acquisite situazioni deficitarie o in perdita – ha proseguito – e ora ci chiedono come fa a chiedere il concordato un’azienda che vende acqua potabile, ma sinché non entrerà in vigore la tariffazione unica noi non potremo entrare a regime e produrre reddito”.

“Ripeto non voglio parlare del passato quando questo Cda non era in sella, dico che i nostri bilanci sono sempre stati esposti con le perdite ben in evidenza, impossibile non accorgersene. Sono tanti i debiti? Certo ma noi parliamo di un concordato che intende pagare il 90% ai suoi creditori, e chiederne uno nuovo è solo una misura protettiva nei confronti della società che si è appena aggregata e che ora ha anche Bordighera nella sua compagine”, ha concluso Mangiante.

Dopo la lapidaria dichiarazione di Sara Rodi che ha parlato di “..accanimento nei nostri confronti” è stata la volta dell’accorato intervento di Giacomo Chiappori che senza girarci troppo intorno, come nel suo stile, ha fatto i nomi nei confronti dei quali andrebbe eventualmente avviata un’azione di responsabilità: “Amat, Aiga e compagnia bella sono loro che hanno rallentato lo sviluppo di Rivieracqua. Se tutti avessero fatto il loro dovere da subito – ha detto il sindaco di Diano Marina – oggi non saremmo qui a parlare di concordato e azioni di responsabilità. Abbiamo una rete idrica deficitaria e lo sappiamo bene ma se il Governo ci dice che dobbiamo proseguire, noi andremo avanti sino alla morte. È evidente però che se il Tribunale non ci supporta e ci garantisce diventa difficile per noi restare ancora dentro il Cda”.

“Io sono la memoria storica in questa società – ha proseguito Chiappori – e so perfettamente chi ha cercato di affossare Rivieracqua, ma ora forse si inizia a vedere la luce e se la società arriverà a fatturare quello che si prevede non ci sarebbe neppure bisogno del socio privato”.

Si è poi parlato di possibile stato di emergenza idrica per la nostra provincia, come sta succedendo anche in provincia di Savona.

“Lo abbiamo chiesto alla Prefettura – ha confermato Valerio Chiarelli – per la concausa della rete idrica deficitaria e del periodo siccitoso, accentuata dalla massiccia presenza di tanti turisti anche in questa seconda metà di agosto. Tenete presente che ogni giorno dalle acque del Roja vengono prelevati 100mila metri cubi di acqua per tutto l’imperiese”

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