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Si è svolta stamane la riunione intesa alla relazione degli ultimi dati e delle ultime decisioni assunte in materia di Rivieracqua; questa ha visto le relazioni di Alberto Biancheri, di Claudio Scajola, della dottoressa Brescianini, di Giacomo Chiappori e del dottor Mangiante.

Claudio Scajola ha ottenuto l’incarico di commissario il 27 gennaio 2023, ed è stato affiancato, a partire dal 4 febbraio 23 subcommissario Brescianini; il rimanente dello staff è composto dalla dottoressa Pertici (Arpal), dalla dottoressa Giordano (Difesa del suolo), e dall’ingegner Lingueglia (Difesa del suolo).

“Leggendo lo statuto, si coglieva che questa società non poteva vivere, e così è stato, serviva ordine nel caos. Molte cose non vanno in questa Provincia, ma l’acqua non può avere deficit”, è l’esordio di Claudio Scajola.

La società, infatti, ha accumulato, nel corso della propria esistenza, circa 80 milioni di debito; uno dei grossi ostacoli legati alla dimensione strutturale è la dispersione del 40% dell’acqua, percentuale che si situa ben sopra la già alta media nazionale, come conseguenza delle infrastrutture vetuste; dato ciò, si consideri che il 60% dell’acqua distribuita sul territorio giunge dall’acquedotto del Roya ma, se si prende in esame soltanto la sezione costiera della Provincia, la percentuale si avvicina al 100%. I costi, dunque, lievitano come conseguenza dell’utilizzo di tubi risalenti al XIX secolo da 11 stadi, nonché da un insieme di altri elementi, tra i quali spicca il rincaro dell’energia.

Si tratta, poi, dell’argomento concessioni.

“Il Regolamento Regionale approvato nel 2022, con modifica del Regolamento 7 sulle Concessioni, implica che le concessioni stesse debbano essere richieste dai Comuni nell’ambito del servizio idrico integrato attraverso il gestore RivierAcqua”, spiega Brescianini, “Abbiamo individuato l’elenco delle concessioni che non sono in regola, e su queste abbiamo spinto in maniera che i sindaci provvedano a regolarizzare”.

Per quanto riguarda i finanziamenti, la società ha ottenuto cinque milioni di euro per far fronte alle emergenze idriche del periodo estivo. Oltre a questo, sarà inviato al Governo un piano che permetterà di sfruttare il Tanarello: tra i vantaggi previsti, spiccano la qualità dell’acqua e costo della medesima, poiché la distribuzione avverrebbe per caduta e non per pompaggio; il costo previsto si aggira attorno ai 98 milioni di euro. Si pensa, poi, al raddoppio del Roya, nonché alla riparazione dell’acquedotto per un costo totale di 16 milioni di euro.

“Io sono contrario ai dissalatori, perché i dissalatori li usa chi non ha l’acqua: noi l’abbiamo, semplicemente non dobbiamo perderla”, commenta, a questo proposito, il commissario Scajola.

Assieme alla richiesta di fondi urgenti, il Comitato ha inoltrato al Governo la richiesta di un finanziamento di 34 milioni, che però, per il momento, è rimasta inascoltata, soprattutto a fronte di maggiori emergenze, come l’allagamento dell’Emilia, che ha costretto a uno spostamento delle risorse.

“Non possiamo pensare di risolvere tutto mettendo in bolletta il cittadino: siamo abituati che se paga il cittadino c’è meno impegno da parte del politico, invece servono finanziamenti”, conclude Scajola.

“Ci siamo sentiti molto con Biancheri: abbiamo questa società e non bisogna farla fallire”, prosegue, poi, parlando del bilancio, “Il bilancio preventivo del 2023, che va approvato secondo statuto, prevede che il Comitato Tecnico dia parere vincolante sul bilancio; dato che i membri del Comitato Tecnico si sono dimessi, c’è bisogno di ricostituirlo in modo che si possa approvare il bilancio. Poi verrà eletto un amministratore tramite bando, ma sarà la seconda fase. Innanzitutto, serve la modifica sostanziale dello statuto”

La struttura commissariale è entrata il 3 di febbraio, mentre il 20 sono stati richiesti il PEF e le proiezioni finanziare mensili per il 2023. Non essendo giunto riscontro, il 4 di aprile il commissario ha diffidato il gestore a emettere il PEF e le proiezioni; in esito alla richiesta di avere ulteriore tempo, è stata concessa la proroga fino al 31 di maggio. La valutazione è stata affidata alla società TEVO Telos Evolution di Siena. Il 7 giugno, dopo diversi incontri tecnici, è stata definita la tariffa unica della società per la vendita dell’acqua. Il 22 giugno, in seguito all’incontro con KPMG è stata definita la gara, sebbene mancasse tuttora un Comitato Tecnico per l’approvazione del PEF; l’ultima integrazione è arrivata il 29 luglio, da cui la sentenza secondo cui il PEF non è sostenibile, il che implica il fallimento. A seguito di ulteriori riunioni, è avvenuta il 12 settembre una rivalutazione che ha condotto a ritenere che il PEF sia sostenibile, ma ad alcune condizioni: queste verranno discusse d’ora in poi.

Ecco le modifiche che sono state reputate necessarie perché il PEF sia sostenibile:

  1. Uscita dal programma di salvaguardia, con riduzione fino al 2027;
  2. Eliminazione inflazione;
  3. Efficientamento manutenzioni: 5% al 2025 e 6% al 2026;
  4. Riduzione del personale a 155 unità al 2033;
  5. Mutuo per interessi dal 2029;
  6. Morosità a 1% del fatturato;
  7. Restituzione al 100% ai creditori;
  8. Uscita dal TFR anno per anno.

“Questa rimodulazione è sostenibile. Noi a ora manderemo a RivierAcqua questo documento perché possa trasmetterla ufficialmente”, conclude Scajola.

Quando il PEF sarà approvato, verrà attivata la seconda fase: entro 45 giorni dalla verifica di sostenibilità, il piano verrà caricato sul sito di Arera; entro 30 giorni dall’approvazione pubblicità dello stesso, ed entro 100 giorni l’approvazione della tariffa unica. Dopodiché, verrà istituita l’assemblea per l’esecuzione.

“Il socio privato è l’unico che può portare risorse perché la società non fallisca; oppure ci dividiamo gli 80 milioni di debito tra i Comuni”, chiarisce Scajola, “L’acqua è pubblica per legge, è un bene primario, e non va confusa con l’immissione del privato. Noi, salvando la società, la dobbiamo mandare a una gestione pubblica maggioritaria e privata minoritaria, con tempi decisi dal tribunale.”.

Il Comitato Tecnico, da istituire, svolge una funzione fondamentale: osservare il controllo analogo, con cui i sindaci si assicurano che vengano osservate le disposizioni di legge; quindi, con il proprio parere vincolante, il Comitato non entra nel merito del bilancio. Per questo, esistono organi specifici, come un collegio sindacale e una società di revisione che controlla la regolarità dell’esposizione contabile dei dati di bilancio; compito del Comitato Tecnico è controllare che ci siano tutti gli organi, nominati ed efficienti, e che svolgano il proprio dovere. Se così non fosse, i sindaci sarebbero costretti a effettuare un lavoro che non hanno la competenza di effettuare.

Il nuovo Comitato Tecnico, approvato all’unanimità dall’assemblea, prevede la presenza dei Comuni di Ospedaletti, Terzorio, Stellanello, Montalto Carpasio, Diano Marina, Pompeiana, Seborga, Santo Stefano al Mare e Cervo; quest’ultimo, in funzione del ravvedimento della sindaca Natalina Cha, la quale, da ex membro della commissione, ha deciso di ritirare le proprie dimissioni.

La discussione che ha condotto a tale decisione è stata causa di accese polemiche, specialmente in seguito all’attacco di Armando Biasi.

“Insieme ad altri sindaci, ci siamo occupati di tutelare l’interesse pubblico con il precedente Comitato Tecnico; ci siamo dati da fare, in quei due anni, e siamo arrivati a fare proposte”, ha esordito il sindaco di Vallecrosia, “Ritengo non coerente l’attuale comportamento del CT: non è possibile non assumersi delle responsabilità”.

“Io ritengo, e l’ho proposto, che il comitato ritiri le dimissioni e si metta nella condizione di fare ciò che ha fatto il comitato precedente”, ha tuonato, in seguito, “È troppo facile gridare al lupo, dicendo di non avere le giuste informazioni: oggi ce le avete. Non c’è bisogno di andare in cerca di membri. Io chiedo che oggi ci sia questo gesto di serietà: io non accetto la sostituzione dei membri del comitato di controllo”.

Non si è fatta attendere la replica del rappresentante del Comune di Andora:

“Confermo le mie dimissioni, perché siamo ancora in emergenza idrica, abbiamo un forte disagio. Abbiamo mandato un segnale di volontà di cambio della governance perché non siamo soddisfatti del gestore. Noi stiamo pagando un prezzo troppo salato, è facile parlare e venire a fare dei bei discorsi, ma ditelo ai cittadini: non possono accettare lezioncine da chi ha il servizio, e lo ha a basso costo!”

Istantanea anche la risposta di Lina Cha:

“Credo che il CDA possa confermare la mia presenza costante a tutte le convocazioni finché ho avuto la carica. Quando ho accettato di far parte del comitato, l’ho fatto per salvare una situazione, quando nessuno era disponibile. Ho criticato sempre la poca disponibilità dei sindaci: qua di seri siamo veramente in pochi”.

“Ho onorato la mia carica. Io non riuscivo a rappresentare il mio Comune, perché avrei dovuto rappresentarne altri? Siamo stati noi a non trovare sostegno da parte di nessuno. Le nostre dimissioni sono ragionate e confermate, non accetto lezioni da nessuno”, prosegue Cha, “Abbiamo lavorato per consentire di migliorare una situazione di difficoltà. Oggi siamo qui per votare la disponibilità dei sindaci che vogliono entrare nel comitato, magari da comuni più strutturati. Come diceva Scajola, se lo statuto è fallimentare, il comitato non ha alcun significato”.

La discussione si è poi conclusa con l’intervento di mediazione di Marcello Pallini, sindaco di Santo Stefano al Mare:

“Sono d’accordo sull’inutilità del comitato, per via delle sue incongruenze. Se davvero, come dite voi, il Comitato Tecnico non conta nulla e non decide nulla, allora c’è qualcosa che non va, quando dite che senza il Comitato Tecnico la società fallisce. In questo momento dobbiamo stare sul pezzo per salvare RivierAcqua, quindi mettiamo da parte le discordie. Il passato va guardato, gli errori sono stati fatti, prendiamoci le responsabilità. Se noi apprendiamo solo ora che cosa è realmente il Comitato Tecnico, tuttavia, c’è qualcosa che non va”.

“C’è un comitato analogo in AMAIE: costa intorno ai 70 mila euro, ed è fatto di tecnici e consulenti che li aiutano”, prosegue poi Pallini, esprimendo i propri dubbi, “Noi politici non abbiamo né i soldi, né i consulenti; e allora, dove eravamo tutti questi anni? Io sono disponibile, ma chiedo che il nuovo Comitato Tecnico sia dotato delle misure perché possa esprimere un giudizio che sia anche avvalorato da aspetti tecnici. Questo è importante, il resto sono solo parole”.