curiosità - sensori bacino san lorenzo

Il progetto Risq’Eau fa parte del programma di cooperazione transfrontaliera INTERREG V A Francia-Italia (ALCOTRA 2014-2020) e dopo tre anni di attività sta volgendo al termine.

L’iniziativa ha visto cooperare fra loro otto partner francesi e italiani caratterizzati dalla presenza di piccoli bacini soggetti a situazioni di estrema fragilità e vulnerabilità al rischio di inondazioni. Territori che, in seguito a eventi meteo avversi sempre più frequenti e violenti, caratterizzati da piogge molto intense con una forte variabilità spaziale, hanno già provocato repentini fenomeni inondativi con gravi danni a persone e cose. Tra i comuni della provincia coinvolti ci sono Imperia, Vallecrosia e San Lorenzo al Mare.

“Riguarda la resilienza dei territori e della popolazione a fronte di eventi meteo estremi come sono state le recenti inondazioni alluvionali” dice Monica Previati referente del progetto.

“Spesso, come purtroppo abbiamo imparato a conoscere sulla nostra pelle, a certi fenomeni si associano gravissimi danni alle persone e alle cose – spiega – come successo vent’anni fa a Vallecrosia o quindici anni fa proprio qui a San Lorenzo”.

In questi tre anni di lavoro tanto si è detto e tanto si è parlato del progetto Risqu’Eau. Ampio il lavoro di comunicazione per insegnare alla popolazione interessata i giusti comportamenti da tenere durante un fenomeno alluvionale. Ma uno dei risultati fondamentali dell’attività svolta, in quest’ottica di prevenzione, è l’installazione di speciali sensori nel bacino del San Lorenzo, un torrente apparentemente innocuo ma pronto a trasformarsi in un fiume impetuoso e devastante.

“Ci sono cinque sensori posizioni nel bacino del San Lorenzo – spiega il perito industriale Giacomo Guasco – che sono dislocati lungo i nove chilometri in linea d’aria che vanno dai 1.100 metri di altezza del Monte Faudo sino alla foce sul mare. Hanno lo scopo di tenere sotto controllo, oltre che misurare la quantità di pioggia, il livello delle acque del fiume, il suo innalzamento e i potenziali pericoli che potrebbe causare a persone e cose.”

“I sensori ci permettono di creare una base dati con cui sviluppare modelli realistici di comportamento del bacino,” aggiunge.

Essere messi al corrente di quanto succede a monte in tempo reale può permettere di intervenire in anticipo a valle, evacuando per esempio gli abitanti di case a rischio prima che accada il disastro. Nella sostanza, una volta che il database avrà raccolto molti dati sarà possibile prevedere con una certa precisione eventuali portate ed esondazioni nella zona della foce del bacino. A date precipitazioni e portate a monte si potrà infatti avere una stima realistica di cosa questo comporterà sulla costa. Qualcosa che un modello esclusivamente teorico e matematico non potrebbe fare.