Prioli sull'ospedale unico: "Nel 2020 le vite si salvano non in ospedale, ma sul posto"

È stato ospite nei nostri studi il direttore generale dell’Asl 1 Imperiese, Marco Damonte Prioli, per fare un bilancio sull’attività degli ospedali durante i mesi estivi: tra i momenti più complicati per il sistema sanitario locale.

“La strategia messa in atto ha portato i suoi frutti. Nel periodo estivo abbiamo potenziato gli ambulatori per i codici bianchi e verdi in ospedale, abbiamo potenziato l’organico con l’inserimento di un Oss aggiuntivo nei turni notturni, abbiamo attivato due ambulatori turistici (Diano Marina e Riva Ligure) e inserito una figura tra la sala d’aspetto e le sale interne per dare informazioni agli utenti. Gli accessi sono stati in linea con quelli dell’anno scorso, ma sono diminuite di circa il 10% sia le attese, sia le permanenze all’interno del pronto soccorso. In occasione di codici rossi, purtroppo le attese dei codici di bassa complessità sono state lunghe. Capiamo che chi aspetta 4-5 ore possa sentirsi un po’ abbandonato, ma bisogna rendersi conto che i professionisti che operano all’interno del pronto soccorso hanno dei precisi compiti in base alla gravità dei pazienti che arrivano,” commenta Prioli.

L’estate è anche stata caratterizzata dalla chiusura di parte del blocco operatorio di Imperia per una serie di lavori urgenti di ristrutturazione. La situazione è stata però gestita senza intoppi.

“Una parte dell’attività chirurgica – spiega il direttore – è stata spostata a Sanremo, mentre una parte di attività è comunque rimasta su Imperia come il punto nascita. Due emergenze di chirurgia vascolare sono invece state trasportate al Santa Corona di Pietra Ligure come prevedeva il protocollo. Ora tutte le sale sono riaperte e regolarmente attive”

L’intervista nei nostri studi è anche stata l’occasione di parlare della cronica mancanza di anestesisti, medici e specialisti negli ospedali dell’Asl 1 Imperiese.

“Bisogna essere sinceri. È chiaro che la criticità esiste ed è una questione che interessa tutto il territorio nazionale. Con qualche organizzazione nuova interna e la collaborazione di altre aziende con cui stiamo stringendo accordi per avere anche temporaneamente dei professionisti, finora siamo riusciti a fornire senza variazioni i servizi ai cittadini. Permane però la problematica principale: sono troppo pochi i posti di specialità messi a disposizione a livello nazionale. Nel 2018 si sono laureati 20 mila medici, ma solo 8 mila medici hanno avuto accesso ai posti di specialità,” spiega Prioli che aggiunge: “Spero veramente che si dia un incremento forte per superare questa grave problematica.”

Dopo un accenno sull’entrata dei privati nella gestione dell’ospedale di Bordighera, che dovrebbe cominciare gradualmente nei prossimi mesi per poi essere effettiva e completa a partire da inizio 2020, il direttore generale è anche tornato sulla questione del nuovo ospedale unico provinciale che sorgerà sul territorio di Taggia.

“Stiamo aspettando la conferma definitiva del finanziamento da parte dell’Inail che dovrebbe arrivare entro fine anno. Voglio sottolineare che l’ospedale nuovo è solo un tassello della rete sociosanitaria del Ponente che prevede un potenziamento dei Palasalute e della rete d’emergenza, che già esiste ed è funzionale. In una sanità degli anni 2000 le vite non si salvano principalmente in ospedale, ma sul posto dove si presentano le patologie. La vita di una persona colpita da infarto si salva nel momento in cui arriva l’ambulanza e vengono effettuate delle manovre che danno il tempo di raggiungere l’ospedale. Con il potenziamento permetteremo a quei punti della Provincia più lontani dal futuro ospedale nuovo di avere la stessa qualità di risposta dei territori più vicini,” conclude Prioli.

L’intervista integrale è visibile nel video-servizio di Riviera Time.