Maurizio Gerini e la sua quarta Dakar da meccanico e pilota

“Le mani nelle moto ce l’ho sempre un po’ messe”. A confidarcelo Maurizio Gerini, con l’entusiasmo che lo contraddistingue, in partenza per la sua quarta Dakar. Il pilota di Chiusanico ha infatti scelto di rendere il rally raid ancor più sfidante iscrivendosi nella categoria che non potrà contare su alcuna assistenza tecnica.

Gerry dovrà dunque guidare la sua moto per le dune dell’Arabia Saudita e, una volta arrivato al bivacco, prendersene cura personalmente da meccanico.

“Dopo tre edizioni in cui sono andato molto bene avevo voglia di una sfida nella sfida – racconta a Riviera Time. Non avrò nessuna assistenza esterna. La gara sarà identica, ma quando arriverò alla sera anziché andare sotto la tenda e delegare i meccanici sarò io a dover sistemare la moto. L’idea mi alletta perché vorrei cercare di dimostrare che si può essere anche meccanici e non solo piloti”.

La corsa, nuovamente in terra araba, inizierà il 3 per concludersi il 15 gennaio: “Tra pochi uscirà il programma dettagliato – spiega Gerini, ma su per giù saranno poco meno di diecimila chilometri da percorrere in 12 tappe. Anticiperemo la partenza a poco dopo Natale per tutti i test medici che dovremo svolgere a causa del covid-19. Personalmente non vedo l’ora”.

Gerini è reduce da un infortunio, ma punta a un pieno recupero nel mese che lo separa dall’avvio della corsa: “Purtroppo durante un allenamento mi sono rotto il perone. Per fortuna grazie ai dottori sono stato ‘rimesso in piedi al volo’ e in sole tre settimane ho già rimosso il gesso, sto camminando e ho ripreso gli allenamenti. Ora il tempo stringe, ho circa un mesetto per rimettermi in forma”.

Altra particolarità del 2021 sarà il numero del Gerry: il 142, e non il classico 42: “C’è un 1 in più per un favore che ho fatto a un mio grande amico: Van Beveren. Anche per lui è un numero speciale, da molti anni me ne ero impadronito. Alla fine quest’anno ho deciso di lasciarglielo, aggiungendo questo 1, ma la base è sempre quella”.

Una volta partito per la prima Dakar pensavi di diventarne un habitué?

“No – risponde. Mettersi di fronte a questa gara non è semplice, ed è difficile capirla quando ancora non hai partecipato. Per oggi posso dire di essere orgoglioso del mio percorso, anche se c’è ancora molto da lavorare. Speriamo che questa quarta Dakar sia un trampolino. Cercherò di dimostrare anche a qualche team un po’più importante, partecipando senza assistenza, che a volte c’è bisogno di saper mettere le mani sulla moto e non solo di andare forte”.

Ringraziamo per foto e video di copertura Francesca Gasperi e Solarys Racing.