Nella notte del 7 luglio 2026, una donna di 58 anni, residente nel milanese e in vacanza nella sua abitazione di famiglia a Sanremo, è stata trovata senza vita. Quello che, in un primo momento, si presentava come un disperato intervento di soccorso si è rapidamente trasformato nello scenario di un efferato delitto, culminato, in meno di 24 ore, con il fermo del figlio ventenne, eseguito dai carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Sanremo e dai militari del Nucleo Investigativo di Imperia.

Nel dettaglio, durante la notte, al numero unico di emergenza 112 è giunta la telefonata di un ragazzo di 20 anni, incensurato, che raccontava di essere rientrato dopo una cena fuori e di non riuscire a contattare la madre convivente, con la quale era d’accordo affinché gli aprisse la porta di casa al suo rientro. Dopo aver tentato ripetutamente di suonare il citofono, senza ottenere risposta alle chiamate, il ragazzo ha chiesto l’intervento dei soccorritori.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco e il personale sanitario del 118 che, una volta entrati nell’appartamento, si sono trovati di fronte a una scena tragica: il corpo della donna giaceva ormai privo di vita.

Il tempestivo intervento dei militari della Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Sanremo e del Nucleo Investigativo di Imperia ha immediatamente cambiato la prospettiva degli eventi. Fin dal primo sopralluogo, la scena si è rivelata in tutta la sua drammaticità: sul collo, sul viso e sulle braccia della donna erano presenti segni evidenti, compatibili con una violenta colluttazione. Tale ricostruzione è stata confermata poco dopo anche dall’ispezione del medico legale, che eseguirà comunque l’esame autoptico, già disposto dal pubblico ministero, anch’egli giunto sul luogo.

Dai primi accertamenti, numerosi elementi emersi indicherebbero una verosimile responsabilità del giovane. Le sue dichiarazioni sono infatti apparse costellate di contraddizioni e non hanno trovato riscontro con alcuni dati di fatto raccolti dagli investigatori nel corso del sopralluogo, tra cui le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, le dichiarazioni di un testimone che avrebbe udito un’accesa lite tra madre e figlio nel corso della serata e la presenza, sul corpo dell’indagato, di graffi e altri segni verosimilmente compatibili con uno scontro fisico.

Risulta doveroso precisare che, nei confronti dell’indagato, vige la presunzione di non colpevolezza fino all’eventuale emissione di una sentenza definitiva di condanna.