migranti ventimiglia

L’associazione ventimigliese “Terre di Grimaldi” interviene con una nota stampa sulla costrizione di un centro migranti in frazione Mortola.

“Neanche il tempo di gioire per la ristrutturazione della piazza del paese e subito arriva l’ennesima tegola fra capo e collo, come al solito senza la minima possibilità di partecipazione e senza il minimo coinvolgimento della popolazione.

La prima cosa che ci domandiamo è a cosa serva esattamente l’“assessore alle frazioni”, visto che questa importantissima decisione presa dall’amministrazione sulle teste degli abitanti di Grimaldi e Mortola arriva come il classico fulmine a ciel sereno.

Naturalmente nella più totale assenza di partecipazione e trasparenza (i documenti non sono pubblicati sul sito del Comune) i cittadini sono autorizzati a volare con la fantasia, basandosi sull’esperienza dei “centri di accoglienza” di Bevera e Roverino, e tutte le voci, anche le più disparate, assumono credibilità, soprattutto perché in assenza di coinvolgimento preventivo da parte dell’amministrazione le persone, a torto o a ragione, possono pensare che il Comune abbia qualcosa da nascondere, o che ci sia sotto qualcosa di poco pulito.

Addirittura diversi uccellini stanno dicendo che la realizzazione del centro d’accoglienza a Mortola non sarebbe altro che un escamotage dei monegaschi per farsi pagare le opere di urbanizzazione del “Grimaldi Garden” dallo stato italiano. Il trucco sarebbe questo: faccio le opere di urbanizzazione per il centro d’accoglienza con i soldi pubblici, ma il centro d’accoglienza è accanto al residence, che quindi utilizzerà le stesse opere (fogne, rete elettrica, gas, acquedotto, strada). Poi a distanza di qualche anno chiude il centro d’accoglienza, come hanno chiuso gli altri, e rimangono le opere per il residence, a gratis.

Tutti i centri d’accoglienza realizzati finora hanno chiuso dopo qualche mese o al massimo dopo qualche anno, e i problemi sono stati sempre gli stessi: degrado, violenza, sporcizia, furti, criminalità. Nessuna amministrazione ha mai consultato i cittadini prima di realizzare i centri. Destra, sinistra, sopra e sotto. Nessuno. Però se i cittadini diventano qualunquisti sbagliano, vero?

Il “divo Giulio” diceva che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina. E stai a vedere che le malelingue ci hanno indovinato. Certo che in assenza di qualsiasi informazione, e dovendo apprendere di questa decisione dalle fonti di stampa, tutte le ipotesi sono buone. Vediamo un po’ come sono andati gli altri centri: il centro di accoglienza di Bevera nel 2011 è durato poco (circa due mesi e mezzo) durante i quali ha registrato 1252 arrivi, più di 15 al giorno. L’attuale sindaco, Scullino, al tempo segnalava “risse fra tunisini, clandestini spesso ubriachi, tendopoli abusive, aumento della permanenza di migranti, soprattutto irregolari”. Il centro d’accoglienza del Campo Roja è durato da luglio 2016 fino allo scorso anno. Pensato per 180 persone, era arrivato a ospitarne 800. Al Campo Roja, oltre a tendopoli, traffici, violenza e problemi di igiene e di ordine pubblico, sono legati anche tristi fatti di cronaca: Nei pressi della struttura, infatti, la notte del 4 gennaio 2017 il 27 enne Mohamad Hani, cittadino siriano nato in Libia era morto investito da uno scooter dopo aver scavalcato l’inferriata che separa il centro dalla strada (tentano sempre di scappare dai centri di accoglienza). Il conducente dello scooter, il 66enne Luciano Guglielmi, se l’era trovato davanti, al buio, e non era riuscito ad evitarlo. L’incidente costerà la vita anche a lui: a causa delle ferite riportate, l’uomo è spirato il 12 gennaio 2017 in ospedale.

Allora forse è lecito pensare che con il centro d’accoglienza a Mortola i passeurs e i migranti avranno non un sentiero, ma un’autostrada spianata per andare in Francia; è lecito pensare che i bar, i ristoranti e anche il supermercato di Latte diventeranno il ritrovo dei trafficanti, spesso ubriachi e violenti (ci piacerebbe sapere cosa ne pensano il sig. Orengo e gli altri esercenti della zona); è lecito pensare che se finora da Grimaldi passavano 100 clandestini al giorno, dopo ne passeranno 500; è lecito pensare che la fastidiosa presenza dei “no-borders” si rinforzerà ulteriormente con il crescere del traffico di migranti.

A questo punto la cosa più urgente da fare è vederci chiaro: abbiamo appena fatto una richiesta di accesso agli atti presso il Comune per avere tutta la documentazione sia sul progetto del “Grimaldi Garden” che quella relativa al centro di accoglienza. Ad oggi chiediamo conto al Comune dei motivi per cui si sia presa questa decisione senza il coinvolgimento preventivo della cittadinanza.

Finora abbiamo avuto una buona opinione dell’amministrazione, speriamo di non doverci ricredere”.

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